«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

12 agosto – RB 58,17–29 – Una promessa davanti alla comunità

RB 58,17–29: Una promessa davanti alla comunità.La professione rende pubblica una scelta di stabilità, conversione e obbedienza.Una lettura in dialogo con Giovanni Cassiano e Agostino d’Ippona.

San Benedetto

12 agosto 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 58, versetti 17–29.

Il testo della Regola

Or colui che dev’essere ricevuto, prometta nell’Oratorio alla presenza di tutti la sua stabilità e la conversione de’ suoi costumi e l’obbedienza, alla presenza di Dio e de’ suoi Santi; onde se mai diversamente operasse, sappia di cadere sotto la condanna di Dio, che egli così sbeffa. Della qual sua promessa faccia petizione nel nome dei Santi, le cui Reliquie ivi sono, e dell’Abbate presente. E scriva essa petizione di sua mano, o almeno, se è illetterato, altri a sua preghiera la scriva, ed ei vi faccia la croce; e con le mani proprie la ponga sull’altare. Dopo che l’avrà posta colà, esso novizio incominci subito questo verso: Suscipe me, Domine, secundum eloquium tuum, et vivam; et non confundas me ab expectatione mea. — E tutta la comunità ripeta questo verso tre volte, aggiungendovi il Gloria Patri . Allora il fratello novizio si prostri ai piedi di ciascuno, onde preghino per lui: e sin da quel giorno sia ricevuto nella Comunità. Se possiede qualche cosa, o prima la dispensi ai poveri, o facendone solenne donazione, la dia al monastero, niente riservandosi per sé; come colui, che sa da quel giorno non aver potestà nemmeno sul proprio corpo. Subito dunque sia spogliato nell’Oratorio delle sue robe, delle quali è vestito, e prenda l’abito monastico. Ma quelle vesti che gli son tolte, si ripongano nella stanza de’ vestiarii, a conservarsi; onde se un giorno egli acconsentisse al diavolo (che mai non avvenga!), e volesse uscire dal monastero, sia spogliato dell’abito monastico, e venga espulso. Ma quella petizione, che l’Abbate avrà portata via di sopra l’Altare, non gli sia ridata; e si conservi anzi in monastero.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La professione rende pubblica una scelta di stabilità, conversione e obbedienza.
I gesti della domanda scritta e della consegna dei beni esprimono il carattere concreto della promessa.
La lettura ripetuta della Regola permette di comprendere prima di promettere.
La professione coinvolge la comunità, i beni e la stabilità di una vita.
Una promessa ha bisogno di libertà e consapevolezza, non di entusiasmo custodito attraverso l’ignoranza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Una scelta duratura ha bisogno di tempo per conoscere ciò a cui ci si affida.
Possiamo custodire la memoria delle ragioni senza pretendere che l’entusiasmo rimanga sempre identico.
La verifica personale e il consiglio altrui aiutano a distinguere la perseveranza dalla semplice ostinazione.
La libertà matura quando comprende e assume le conseguenze del proprio sì.
La promessa può così diventare una forma nella quale continuare a crescere e a rispondere.

Testi richiamati

Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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