
11 agosto 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 58, versetti 1–16.
Il testo della Regola
Venendo qualche persona nuova a convertirsi, non gli si conceda l’ingresso tanto facilmente; ma, come dice l’Apostolo, si provino gli spiriti se vengono da Dio. — Adunque se colui che viene persisterà a picchiare, e, dopo quattro o cinque giorni mostrerà di sopportare pazientemente le ingiurie fattegli e le difficoltà di entrare, e starà saldo nella sua petizione, se gli conceda l’ingresso, e stia nel quartiere degli ospiti per pochi giorni. Di là passi al quartiere dei Novizii, dove mediti, mangi, e dorma. E a lui sia destinato un seniore che sia adatto a guadagnare le anime: il quale lo guardi con occhi scrutatori, e investighi se veramente cerca Iddio, e se si mostra pronto all’opera di Dio, all’obbedienza, alle contumelie. Si annunzino a lui cose dure ed aspre; per le quali si va al Signore: e se avrà promesso di perseverare nella sua stabilità, dopo il giro di due mesi gli si legga questa Regola per intiero, e gli si dica: Ecco la legge sotto cui vuoi militare: se la puoi osservare, entra; ma se non puoi, libero ti parti. — Se tuttavia resterà, allora sia ricondotto nel sopradetto quartiere dei Novizii, e di nuovo sia provato in ogni sofferenza. Dopo il giro di sei mesi gli sia riletta la Regola, perchè conosca a che egli si mette. E se ancora persiste, a capo di quattro mesi di nuovo gli sia riletta la stessa Regola. E se dopo aver seco deliberato, prometterà di osservare tutto, e piegarsi a quanto gli verrà comandato, allora sia ricevuto in Comunità, e sappia che egli è già sotto la legge della Regola, e non gli è più lecito uscire dal monastero, né scuotere dal collo il giogo della regola, che in sì lunga deliberazione poteva egli respingere o abbracciare.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
L’aspirante viene accompagnato attraverso un tempo di prova e di lettura della Regola.
La scelta deve diventare consapevole prima di impegnare stabilmente la libertà.
La lettura ripetuta della Regola permette di comprendere prima di promettere.
La professione coinvolge la comunità, i beni e la stabilità di una vita.
Una promessa ha bisogno di libertà e consapevolezza, non di entusiasmo custodito attraverso l’ignoranza.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.
Una scelta duratura ha bisogno di tempo per conoscere ciò a cui ci si affida.
Possiamo custodire la memoria delle ragioni senza pretendere che l’entusiasmo rimanga sempre identico.
La verifica personale e il consiglio altrui aiutano a distinguere la perseveranza dalla semplice ostinazione.
La libertà matura quando comprende e assume le conseguenze del proprio sì.
La promessa può così diventare una forma nella quale continuare a crescere e a rispondere.
Testi richiamati
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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