
11 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 8, versetti 1–4.
Il testo della Regola
Nella stagione invernale, cioè dal primo di novembre sino a Pasqua, per una ragionevole considerazione, si destino i monaci all’ora ottava della notte, sicché riposino appena un poco più di là della mezza notte, e si levino digeriti. Il tempo che resta dopo la veglia, si occupi nella meditazione e nel recitare qualche parte del salterio delle lezioni che fosse stata tralasciata. Da Pasqua poi sino al primo di novembre, l’ora della veglia sia regolata in guisa, che lasciato un brevissimo intervallo ai fratelli ond’escano per le necessità naturali, subito si attacchi il mattutino, che dee cantarsi al primo apparire della luce.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
Anche il tempo del riposo entra nella cura della vita comune.
La veglia non è una prova di resistenza con cui dimostrare superiorità spirituale.
L’orario tiene conto delle stagioni e prepara il passaggio dalla notte al giorno.
Fra sonno, studio e preghiera viene cercato un ordine abitabile.
La disciplina protegge un incontro e domanda insieme attenzione alla concretezza del corpo.
Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Testi richiamati
Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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