
12 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 9, versetti 1–11.
Il testo della Regola
Nella stagione invernale, premesso primieramente il verso: Deus in adjutorium meum intende, Domine ad adjuvandum me festina, si dica tre volte: Domine labia mea aperies, et os meum annuntiabit laudem tuam. A cui si dee aggiungere il terzo salmo, e il Gloria. Dopo questo, si canti con antifona il salmo nonagesimo quarto. Appresso pongasi l’Inno; e poi si recitino sei salmi con le antifone. Finiti i quali, e detto il verso, l’Abbate dia la benedizione. E sedendo tutti sulle scranne, si leggano a turno dai fratelli nel codice sul leggio tre lezioni, cui s’intramezzino tre responsorii cantati. Dopo la terza lezione però, colui che canta dica il Gloria . E mentre il Cantore incomincia a dirlo, subito tutti si alzino dalle scranne, per onore e riverenza della santissima Trinità. I Codici che si devono leggere in queste veglie, siano di autorità divina o del vecchio testamento o del nuovo, e così anche i loro commenti, fatti dai più rinomati Padri ortodossi e cattolici. Dopo queste tre lezioni e suoi responsorii, sieguano altri sei salmi coll’ Alleluja cantata. Quindi si dica a memoria la lezione dell’Apostolo, il verso, e la supplicazione della litania, cioè, Kyrie eleison ; e così finiscano le Veglie della notte.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
L’ufficio notturno dispone salmi, letture e risposte in un ascolto comune.
La voce del singolo entra in una preghiera che lo precede e lo sostiene.
La ripetizione non serve a colmare un vuoto, ma a far sedimentare la parola.
Ascoltare la Scrittura e i suoi interpreti educa un’intelligenza che non vive di sola impressione.
Il coro rende visibile una comunità riunita da un significato condiviso.
Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Testi richiamati
Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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