«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

2 maggio – RB Prologo,1–7 – L’orecchio del cuore

RB Prologo,1–7: L’orecchio del cuore.L’inizio della Regola lega l’ascolto al ritorno, perché una parola accolta può rimettere in cammino.Una lettura in dialogo con Agostino d’Ippona e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

2 maggio 2026 · Regola di san Benedetto · Prologo, versetti 1–7.

Il testo della Regola

Ascolta, figlio, i precetti del Maestro, e porgi le orecchie del tuo cuore, e ricevi di buon volere l’avvertimento del savio padre, ed efficacemente lo adempi; perchè con la fatica dell’obbedienza tu a Lui ritorni, da cui con inerzia della disobbedienza ti eri dilungato. A te dunque ora si rivolge il mio parlare, chiunque tu sii che, rinunziando alle proprie voluttà, dai di piglio alle fortissime e lucide armi dell’obbedienza, per militare sotto il vero re Cristo Signore. E primieramente, tu devi con instantissima orazione chiedere da Lui, che perfezioni qualsiasi bene tu incominci a fare; ond’Egli, che si è già degnato di contarci nel numero dei suoi figli, non debba un giorno sdegnarsi delle nostre malvage azioni. Epperò devesi così a Lui ubbidire sempre intorno al bene, che non solo da padre irato non diseredi un giorno i suoi figli, ma neanche da Signore terribile, sdegnato per i nostri peccati, condanni all’eterna pena i vilissimi schiavi, che non avranno voluto seguirlo alla gloria.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

L’inizio della Regola lega l’ascolto al ritorno, perché una parola accolta può rimettere in cammino.
Il maestro si rivolge a una libertà che deve ricevere e poi compiere.
La conversione comincia quando la parola ricevuta diventa un criterio per agire.
Il timore del giudizio non esaurisce il cammino, che tende alla dilatazione del cuore.
La scuola del servizio del Signore domanda perseveranza, senza fare della durezza un ideale.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.

Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.
Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.

Testi richiamati

Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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