
26 aprile 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 68, versetti 1–5.
Il testo della Regola
Se venga ingiunta a un Fratello cosa per avventura grave o impossibile, accolga in ogni modo il comando con ogni mansuetudine e soggezione. Ma vedendo che la gravità del peso supera del tutto la misura delle sue forze, pazientemente a a tempo opportuno, senza superbia o renitenza o contrasto, esponga al superiore le ragioni della impossibilità. Che se dopo tale spiegazione il comandamento del Superiore sarà mantenuto tal quale; sappia l’inferiore che così gli è spediente, e per riguardo di carità, confidando nell’ajuto di Dio, obbedisca.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
Benedetto riconosce che un incarico può apparire superiore alle proprie forze.
Il monaco è invitato a esporre con pazienza le ragioni della difficoltà.
La disponibilità all’ascolto non elimina questo spazio di parola.
Il testo non va usato per esigere azioni ingiuste o dannose, né per far tacere chi segnala un pericolo.
Il discernimento deve cercare insieme fiducia, verità del limite e responsabilità di chi affida il compito.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.
Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,4, distingue il silenzio prudente dalla parola necessaria.
Parlare senza misura può ferire, ma tacere ciò che andrebbe detto può lasciare altri nell’errore.
Il criterio non è dunque il silenzio come valore isolato, bensì il bene di chi ascolta.
Questa distinzione impedisce di usare la sobrietà benedettina come pretesto per sottrarsi a un chiarimento.
Una parola responsabile riconosce il momento, la misura e la persona a cui si rivolge.
Anche fuori dal monastero la convivenza domanda una misura che non sia soltanto privata.
Possiamo cominciare da un impegno mantenuto e da un confronto affrontato senza sottrarci.
La fedeltà non impedisce di segnalare un errore o di chiedere un cambiamento necessario.
Domanda però di cercare il bene della relazione oltre la soddisfazione di avere ragione.
La pace diventa un lavoro comune quando ciascuno accetta di esserne responsabile.
Testi richiamati
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.
Gregorio Magno, Regola pastorale, II,4.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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