
24 ottobre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 18, versetti 12–19.
Il testo della Regola
Il Vespro poi si canti ogni giorno con la recitazione di quattro salmi. I quali s’incomincino dal centesimo nono, sino al centesimo quarantasettesimo; eccetto i salmi che sono presi per recitarsi nelle altre ore; cioè dal centesimo decimo settimo sino al centesimo vigesimo settimo, eccetto anche il centesimo trigesimo terzo, e il centesimo quarantesimo secondo. Tutti gli altri si dicano a Vespro. E siccome mancano tre salmi, perciò si dividano i più lunghi tra essi; cioè il centesimo trigesimo ottavo, il centesimo quadragesimo terzo, e il centesimo quadragesimo quarto. Ma il centesimo decimo sesto, perchè è breve, si unisca col centesimo decimo quinto. Esposto pertanto l’ordine dei salmi del vespro, nel resto, cioè lezioni, responsorii, inni o cantici, si faccia tutto come di sopra è detto. A Compieta finalmente si ripetano ogni giorno gli stessi salmi, cioè il quarto, il nonagesimo, e centotrentesimo terzo.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
Vespro e Compieta accompagnano il declinare del giorno e l’inizio del riposo.
La preghiera raccoglie ciò che è accaduto e prepara un affidamento che non coincide con il controllo.
La successione delle ore lascia spazio a lode, invocazione e affidamento.
L’ordine liturgico riguarda una comunità concreta e non offre un metro per giudicare ogni forma di vita cristiana.
La ripetizione diventa feconda quando aiuta a riconoscere nuovamente davanti a chi viviamo.
Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Testi richiamati
Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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