«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

21 settembre – RB 4,63–78 – L’officina della perseveranza

RB 4,63–78: L’officina della perseveranza.La conclusione degli strumenti unisce opere concrete e fiducia nella misericordia.Una lettura in dialogo con Agostino d’Ippona e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

21 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 4, versetti 63–78.

Il testo della Regola

63. Adempiere ogni dì i comandamenti di Dio coi fatti. 64. Amare la castità. 65. Non odiare nessuno. 66. Non avere gelosia o invidia. 67. Non amare le contese. 68. Fuggire la gonfiezza e la vana gloria. 69. Venerare i Seniori. 70. Amare i più giovani. 71. Nell’amore di Cristo pregare pei nemici. 72. Tornare in pace col litigante, prima che il sole tramonti. 73. E della misericordia di Dio giammai non disperare. Ecco, questi sono gli strumenti dell’arte spirituale; i quali se saranno da noi usati giorno e notte incessantemente, e riconsegnati nel di del giudizio; ci verrà ricompensato dal Signore con la mercede ch’Egli ha promessa: perocché occhio non vide, né orecchio intese, né in cuor di uomo sorse mai quello che Dio ha preparato a coloro che l’amano. L’officina poi dove dobbiamo diligentemente lavorare intorno a queste cose, è il Chiostro del Monastero, e la stabilità in comune nella Congregazione.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La conclusione degli strumenti unisce opere concrete e fiducia nella misericordia.
Il chiostro e la stabilità indicano il luogo in cui un proposito deve diventare esercizio quotidiano.
La vigilanza interiore riguarda anche le intenzioni con cui compiamo il bene.
L’elenco non costruisce una graduatoria di meriti, ma mostra quanto sia concreta la conversione.
La comunità offre il luogo nel quale esercitare e verificare questi strumenti.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.

Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.
Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.

Testi richiamati

Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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