
15 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 2, versetti 33–40.
Il testo della Regola
Innanzi a tutto si guardi, dissimulando o tenendo da poco la salute delle anime a lui affidate, dal prendere troppa cura delle cose transitorie, terrene e caduche; ma sempre pensi, ch’egli ha preso a reggere anime, delle quali dovrà rendere conto. E perchè non si affligga per avventura della pochezza dell’entrate, abbia a mente che è scritto: Prima cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date di sopravvanzo. — Ed anche: Nulla manca a coloro che temono Dio. — E sappia, che chi ha preso a reggere anime, deve prepararsi a renderne ragione. E quanto sarà il numero de’ fratelli che avrà sotto la sua cura, si accerti che di altrettante anime dovrà rendere conto al Signore nel giorno del giudizio; aggiuntavi senza dubbio anche l’anima sua. E così ognora temendo la futura disamina del Pastore circa le pecorelle affidate, se ha giusta tema del giudizio che si farà di esse, sia sollecito del giudizio che si farà di sè. E nel porgere altrui la correzione co’ suoi avvertimenti, egli stesso si fa mondo dai vizii.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La preoccupazione economica non può assorbire il compito spirituale della guida.
Prendersi cura degli altri diventa anche un richiamo a correggere la propria vita.
L’attenzione alle differenze personali impedisce di ridurre la comunità a un meccanismo.
Le immagini punitive appartengono alla disciplina antica e non giustificano violenza o umiliazione.
Il criterio spirituale resta il bene delle persone affidate alla sua cura.
Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,3, domanda alla guida di precedere gli altri nella vita.
La parola raggiunge più facilmente chi ascolta quando trova conferma nella condotta di chi parla.
Un incarico accresce perciò la responsabilità dell’esempio.
Nel confronto con Benedetto, anche l’autorità è chiamata a restare sotto il giudizio del bene annunciato.
Nessun ruolo può sostituire la fatica personale di diventare credibili.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Il confronto con chi ci è affidato può mostrarci un limite che da soli non riconosciamo.
Essere corretti non diminuisce l’autorevolezza quando rende più giusto il nostro servizio.
Il compito ricevuto vale per il bene che rende possibile nelle persone, non per l’immagine che ci procura.
Una responsabilità educativa o professionale richiede anzitutto una verifica di sé.
Possiamo chiederci se ciò che esigiamo trovi conferma nel nostro comportamento.
Testi richiamati
Gregorio Magno, Regola pastorale, II,3.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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