«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

1 agosto – RB 50,1–4 – Pregare anche lontano

RB 50,1–4: Pregare anche lontano.Il lavoro e il viaggio possono impedire la presenza fisica nel coro.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

1 agosto 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 50, versetti 1–4.

Il testo della Regola

I fratelli che sono occupati in lavori lontani, e non possono accorrere ad ora giusta all’Oratorio, se l’Abbate sa che così è, recitino il divino Offizio colà dove lavorano, piegando le ginocchia con tremore dinanzi a Dio. Così pure quelli che sono in viaggio, non lascino passare le ore stabilite; ma, come possono, adempiano il loro santo dovere, e non siano negligenti a rendere il tributo della loro servitù.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

Il lavoro e il viaggio possono impedire la presenza fisica nel coro.
Benedetto non identifica per questo la lontananza con un’interruzione dell’appartenenza.
Il monaco custodisce la preghiera nel luogo in cui il compito lo conduce.
La relazione con Dio non viene rimandata al ritorno di condizioni perfette.
Una fedeltà concreta sa trovare forma anche nell’imprevisto e nella distanza.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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