
31 luglio 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 49, versetti 1–10.
Il testo della Regola
Sebbene la vita del monaco in ogni tempo abbia da serbare l’osservanza quaresimale; pure, siccome pochi hanno questa virtù, così insinuiamo, che in questi giorni di Quaresima ciascuno custodisca la sua vita con ogni purezza; e similmente in questo santo tempo, ripari a tutte le negligenze degli altri tempi. Il che allora si fa degnamente, quando ci riteniamo da tutti i vizii, e diamo opera all’orazione col pianto, alla lettura, alla compunzione del cuore e all’astinenza. Pertanto in questi giorni aggiungiamo sopra di noi stessi qualche cosa all’usato peso della nostra servitù: preghiere particolari, astinenza dal mangiare o dal bere: affinchè ciascuno offerisca a Dio, di propria volontà e con letizia di Spirito Santo, qualche cosa di più della misura a lui ingiunta. Tolga al suo corpo alcun che del cibo, della bevanda, del sonno, del parlare, del sollazzo, ed aspetti con gaudio di spirituale desiderio la Santa Pasqua. Quella stessa cosa però, che alcuno offerisce, la manifesti all’Abbate, e si faccia col volere e coll’ajuto dell’orazione di lui. Perocchè ciò che si fa senza il permesso del Padre spirituale, sarà imputato a vanagloria e a prosunzione, non a mercede. Adunque tutto si faccia col beneplacito dell’Abbate.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La Quaresima rende più consapevole una conversione che riguarda tutta la vita.
La rinuncia volontaria è chiamata a liberare il desiderio e a preparare la Pasqua.
Benedetto chiede che l’offerta personale sia sottoposta a discernimento.
Anche l’ascesi può diventare una forma nascosta di vanità.
Il criterio non è la durezza del sacrificio, ma la sua verità dentro l’amore e la comunione.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,2 e 16, presenta il discernimento come custodia delle virtù.
Lo zelo può smarrire la misura tanto quanto la negligenza.
Il suo racconto mette in guardia da un’ascesi che presume di non avere bisogno di consiglio.
Ne ricaviamo una domanda per la lettura di Benedetto: quale bene concreto protegge la misura proposta?
Non basta rendere un compito più difficile per renderlo spiritualmente più vero.
Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,5, tiene unite contemplazione e vicinanza alle fragilità.
Chi cerca le cose alte non può disprezzare i bisogni concreti del prossimo.
Chi si occupa di quei bisogni non deve perdere la sorgente interiore della propria cura.
Questa duplice fedeltà illumina il servizio descritto da Benedetto.
La vita spirituale si verifica anche nella disponibilità a portare il peso di un altro.
La misura richiede di guardare la persona concreta e le condizioni in cui vive.
Possiamo rinunciare al confronto che trasforma ogni differenza in un torto subito.
Talvolta il bene domanda un limite, altre volte un adattamento o un aiuto ulteriore.
Il discernimento cresce quando siamo disposti a spiegare e rivedere le nostre scelte.
Una forma di vita è feconda se sostiene la persona nel cammino, anziché chiedere che scompaia dentro la forma.
Testi richiamati
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,2 e 16.
Gregorio Magno, Regola pastorale, II,5.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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