«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

22 giugno – RB 18,1–6 – Cominciare chiedendo aiuto

RB 18,1–6: Cominciare chiedendo aiuto.L’invocazione iniziale riconosce che la preghiera stessa ha bisogno di essere sostenuta.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

22 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 18, versetti 1–6.

Il testo della Regola

In principio si dica il verso: Deus in adjutorium meum intende , il Gloria, e appresso l’Inno di ciascheduna ora. Poi a Prima della Domenica si dicano quattro parti del salmo centesimo decimo ottavo. Nelle altre ore, cioè a Terza, Sesta, e Nona, si dicano tre altre parti dello stesso salmo centesimo decimo ottavo. A Prima della Feria seconda dicansi tre salmi, cioè, il primo, il secondo e il sesto; e così ogni giorno, sino alla Domenica, dicansi a Prima per ordine tre salmi, sino al decimonono; in modo però che il nono e il decimosettimo si dividano in due Gloria ; e questo è per incominciare sempre l’officio di notte nella Domenica dal vigesimo salmo.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

L’invocazione iniziale riconosce che la preghiera stessa ha bisogno di essere sostenuta.
La distribuzione dei salmi offre al giorno una continuità che precede l’iniziativa personale.
La successione delle ore lascia spazio a lode, invocazione e affidamento.
L’ordine liturgico riguarda una comunità concreta e non offre un metro per giudicare ogni forma di vita cristiana.
La ripetizione diventa feconda quando aiuta a riconoscere nuovamente davanti a chi viviamo.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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