«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

21 giugno – RB 17,1–10 – La misura della preghiera comune

RB 17,1–10: La misura della preghiera comune.La distribuzione dei salmi rende possibile una partecipazione ordinata.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

21 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 17, versetti 1–10.

Il testo della Regola

Già abbiamo esposto l’ordine della salmodia dell’officio della notte e del mattino: ora diciamo delle altre ore. A prima si dicano tre salmi distinti, e non sotto lo istesso Gloria . L’inno di essa ora si dica dopo il verso Deus in adjutorium meum intende , avanti che s’incomincino i salmi. Finiti poi questi tre salmi, si reciti una sola lezione, il verso, il Kyrie eleison , e si finisce. A Terza poi, Sesta, e Nona si mantenga lo stesso ordine; vale a dire il verso, l’inno di ciascheduna ora, tre salmi, la lezione, il verso, il Kyrie eleison , e si finisce. Se la comunità fosse numerosa, si dicono i salmi colle antifone; se piccola, si recitino di sèguito. L’officio del Vespro poi si compia in quattro salmi colle antifone; dopo i quali si reciti la lezione, indì il responsorio, l’inno, il verso, il Cantico del Vangelo, la litania e l’orazione domenicale, e si finisce. La Compieta finalmente si termini colla recita di tre salmi. I quali salmi si dicano di seguito e senza antifona. Poi vien l’Inno di quell’ora, la lezione unica, il verso, il Kyrie eleison , la benedizione, e si finisca.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La distribuzione dei salmi rende possibile una partecipazione ordinata.
La comunità ha bisogno di forme riconoscibili, perché l’incontro non dipenda dall’iniziativa di pochi.
Salmodia, lettura e invocazione compongono un gesto che coinvolge voce e ascolto.
La misura non sostituisce la presenza interiore, ma può prepararla e sostenerla.
Anche una struttura precisa resta al servizio di persone chiamate a pregare insieme.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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