
29 maggio 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 7, versetti 19–23.
Il testo della Regola
Ci viene inoltre proibito di fare la propria volontà, mentre la Scrittura ci dice: rivoltati dal tuo volere. — E così pure: Preghiamo Iddio nell’orazione, onde sia fatta in noi la sua volontà. — Ora a buon diritto noi siamo ammaestrati a non fare la nostra volontà, per isfuggire quello che dice la S. Scrittura: Sonovi alcune strade che sembrano agli uomini rette, e il fine di esse s’immerge nel profondo dell’inferno. — E così dobbiamo guardarci anche da quello ch’è scritto dei negligenti: Sono divenuti corrotti ed abominevoli nei loro voleri. — Crediamo poi che Dio ha sempre presente qualsiasi nostro desiderio carnale, mentre il Profeta dice al Signore: Egli è dinanzi a te ogni mio desiderio. —
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La volontà personale è interrogata là dove si chiude a ogni confronto.
La preghiera del Padre nostro insegna a desiderare un bene che non nasce soltanto dalla preferenza.
Il linguaggio dell’abbassamento va letto dentro la relazione con Dio, senza convertirlo in disprezzo della persona.
Riconoscere un limite significa poter ricevere aiuto e correggere la propria immagine.
La maturità si manifesta nella disponibilità a lasciarsi trasformare, non nel compiacimento di apparire umili.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.
Nella vita ordinaria l’umiltà può cominciare dal nominare senza difese una difficoltà reale.
Non dobbiamo dimostrare di essere senza limiti per avere dignità.
Accettare un aiuto apre un rapporto nel quale il cambiamento diventa possibile.
La discrezione ci chiede insieme di non esporre senza necessità la fragilità degli altri.
Un passo più vero conta più della costruzione di un’immagine irreprensibile.
Testi richiamati
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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