«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

5 maggio – RB Prologo,21–32 – Camminare sotto la guida del Vangelo

RB Prologo,21–32: Camminare sotto la guida del Vangelo.Il cammino verso la dimora di Dio si verifica nelle opere e nella giustizia.Una lettura in dialogo con Agostino d’Ippona e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

5 maggio 2026 · Regola di san Benedetto · Prologo, versetti 21–32.

Il testo della Regola

Adunque, succinti i nostri lombi, con la fedele osservanza delle opere buone, dietro la guida dell’Evangelio, battiamo le strade di esso; affinchè meritiamo di vedere nel suo regno, Colui che ci ha chiamati. Nella sede del qual regno, a voler dimorare, se non che correndo nelle buone opere, non si perviene. Ma interroghiamo il Signore, con le parole del profeta, e diciamogli: Signore, chi abiterà nel tuo tabernacolo, o chi si riposerà nel tuo santo monte? — Dopo questa interrogazione, ascoltiamo, o fratelli, il Signore che risponde, e che ci mostra la strada dello stesso tabernacolo, dicendo: Colui che cammina in integrità, ed opera la giustizia: Che parla la verità secondo il cuore; che non bramò inganni con la sua lingua: Che non fece male al suo prossimo; che non iscagliò ignominia contro al suo simile: Che respingendo dal suo cuore il maligno diavolo che in alcun modo lo tentava, e le insinuazioni di lui, lo ridusse al niente, e tenne in non cale gl’inganni, e gl’infranse in Cristo: Coloro infine, che, temendo il Signore, non s’insuperbiscono della loro rettitudine; ma stimando questo stesso bene non venir loro dalle proprie forze ma da Dio, magnificano il Signore che opera in loro, dicendo quel del Profeta: Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria. — Siccome anco l’Apostolo Paolo nulla riferiva a sè della sua predicazione, quando diceva: Gli è per la grazia di Dio che io son quel che sono. — E altrove il medesimo scrive: Chi si gloria, nel Signore si glorii. —

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

Il cammino verso la dimora di Dio si verifica nelle opere e nella giustizia.
Riconoscere la grazia impedisce di attribuire a se stessi tutto il bene compiuto.
La conversione comincia quando la parola ricevuta diventa un criterio per agire.
Il timore del giudizio non esaurisce il cammino, che tende alla dilatazione del cuore.
La scuola del servizio del Signore domanda perseveranza, senza fare della durezza un ideale.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.

Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.
Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.

Testi richiamati

Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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