
4 maggio 2026 · Regola di san Benedetto · Prologo, versetti 14–20.
Il testo della Regola
— E cercando il Signore nella moltitudine del popolo a cui parla il suo operajo, in altro luogo dice: Chi è l’uomo che vuole la vita, e brama vedere i giorni buoni? — Che se tu udendo, rispondi: Son io; — Iddio ti dice: Se tu vuoi avere la vera e perpetua vita, ritieni la tua lingua dal male, e le tue labbra non si schiudano all’inganno: allontanati dal male, e opera il bene: cerca la pace, e seguila. E quando avrete fatto tai cose, i miei occhi saranno sopra di voi, e le mie orecchie le avrò intente alle vostre preci. E primachè m’invochiate, dirò: Eccomi, io son presto. Che mai può essere a noi più dolce di questa voce del Signore che sì c’invita, fratelli carissimi? Ecco che il Signore nella sua bontà ci mostra la via della vita.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La domanda di Dio raggiunge il desiderio umano di una vita buona.
La risposta passa dalla verità delle parole e dalla ricerca concreta della pace.
La conversione comincia quando la parola ricevuta diventa un criterio per agire.
Il timore del giudizio non esaurisce il cammino, che tende alla dilatazione del cuore.
La scuola del servizio del Signore domanda perseveranza, senza fare della durezza un ideale.
Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.
Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.
Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.
Testi richiamati
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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