«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

20 aprile – RB 64,1–6 – Scegliere chi sappia servire

RB 64,1–6: Scegliere chi sappia servire.La scelta dell’abate richiede un giudizio sulla vita e sulla sapienza della persona.Una lettura in dialogo con Gregorio Magno e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

20 aprile 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 64, versetti 1–6.

Il testo della Regola

Nell’elezione dell’Abbate si abbia sempre questo di mira, che sia stabilito colui, che tutta la Comunità, secondo il timore di Dio, ovvero una parte di essa, ancorché piccola, ma con più savio consiglio, avrà scelto. Quegli che deve essere eletto, sia eletto per merito di vita e dottrina di sapienza, sebbene fosse l’ultimo nell’ordine della Comunità. Che se anche tutti della Comunità, di comune accordo, avessero scelto una persona connivente ai loro vizii (che ciò mai avvenga!), e detti vizii fossero giunti in qualche modo a notizia del Vescovo nella cui Diocesi trovasi il luogo, o di Abbati o di buoni cristiani vicini, impediscano che trionfi il consenso dei malvagi, e stabiliscano essi un degno ministro della casa di Dio; ricordandosi ch’essi ne riceveranno buona mercede, se ciò faranno incora rettamente e per zelo del Signore; come per lo contrario peccherebbero, se nulla facessero.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La scelta dell’abate richiede un giudizio sulla vita e sulla sapienza della persona.
La comunità e chi le è vicino non possono sottrarsi alla responsabilità di un discernimento.
La responsabilità di chi guida deve cercare persone, non un’affermazione del proprio ruolo.
Fermezza e misericordia si incontrano nella capacità di non spezzare chi è fragile.
Il governo ha bisogno di misura perché i forti possano desiderare di crescere e i deboli non siano scoraggiati.

Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,3, domanda alla guida di precedere gli altri nella vita.
La parola raggiunge più facilmente chi ascolta quando trova conferma nella condotta di chi parla.
Un incarico accresce perciò la responsabilità dell’esempio.
Nel confronto con Benedetto, anche l’autorità è chiamata a restare sotto il giudizio del bene annunciato.
Nessun ruolo può sostituire la fatica personale di diventare credibili.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.

Una responsabilità educativa o professionale richiede anzitutto una verifica di sé.
Possiamo chiederci se ciò che esigiamo trovi conferma nel nostro comportamento.
Il confronto con chi ci è affidato può mostrarci un limite che da soli non riconosciamo.
Essere corretti non diminuisce l’autorevolezza quando rende più giusto il nostro servizio.
Il compito ricevuto vale per il bene che rende possibile nelle persone, non per l’immagine che ci procura.

Testi richiamati

Gregorio Magno, Regola pastorale, II,3.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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