«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

25 ottobre – RB 18,20–25 – Un tempo abitato dalla preghiera

La fedeltà alla preghiera dà forma al tempo e custodisce il desiderio.Il passo della Regola del 25 ottobre, letto con Atanasio, Agostino e Cassiano.Una meditazione sull’ascolto, sulla perseveranza e sull’unità fra preghiera e vita.

San Benedetto

Nel calendario tradizionale di lettura quotidiana della Regola, il 25 ottobre è dedicato a RB 18,20–25, conclusione del capitolo sull’ordine dei salmi. Il passo appartiene alla lettura della Regola, distinta dalle letture della Messa del giorno.

Il testo della Regola

Stabilito l’ordine della salmodia diurna, tutti i salmi che rimangono siano distribuiti in parti uguali nelle vigilie delle sette notti, dividendo quelli più lunghi e assegnandone dodici a ciascuna notte. Avvertiamo soprattutto che, se a qualcuno questa distribuzione dei salmi non piacesse, ne stabilisca un’altra, se la ritiene migliore; abbia però assolutamente cura che ogni settimana sia cantato il Salterio intero, nel numero di centocinquanta salmi, e che la domenica si ricominci sempre da capo alle vigilie. Mostrano infatti un servizio assai fiacco della propria devozione quei monaci che, nell’arco di una settimana, cantano meno del Salterio con i cantici consueti: leggiamo che i nostri santi Padri compivano con fervore in un solo giorno ciò che noi tiepidi potessimo almeno adempiere in un’intera settimana.

Traduzione dal testo latino proposta per questa lettura.

Commento

Benedetto ordina la preghiera perché il tempo non sia consegnato soltanto all’urgenza.
La fedeltà settimanale custodisce un incontro e gli dà una forma condivisa.
Il Salterio intero impedisce di scegliere soltanto le parole che già ci somigliano.
La preghiera accoglie così lode e supplica, gratitudine e angoscia.
Anche ciò che oggi non sentiamo può educare il nostro cuore.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, spiega questa singolarità.
Chi prega i salmi può pronunciarne le parole come proprie.
Non ripete soltanto la vicenda di un altro: porta davanti a Dio la propria.
Il ritmo comune diventa perciò una scuola di verità personale.
Si impara a riconoscere la propria esperienza dentro una parola ricevuta.

Agostino, nelle Esposizioni sui Salmi, sul Salmo 37,14, scrive: «Il tuo desiderio è la tua preghiera».
La continuità non richiede che la voce sia sempre in movimento.
Richiede un desiderio di Dio che attraversi anche il lavoro e il silenzio.
Le ore della preghiera possono ravvivarlo quando l’attenzione si disperde.
Da questa prospettiva leggo la disciplina benedettina come custodia dell’amore.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, trasmette l’invocazione: «O Dio, vieni in mio aiuto».
La propone nelle difficoltà e nella prosperità, durante il lavoro e il cammino.
Benedetto lascia modificare la distribuzione, ma custodisce la fedeltà al Salterio.
La sua severità riguarda la vita monastica e non misura il valore di ogni credente dalla quantità delle preghiere.
Anche fuori dal monastero possiamo riceverne un invito: dare all’ascolto un tempo fedele, perché illumini ciò che facciamo.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Agostino d’Ippona, Esposizioni sui Salmi, Salmo 37,14 (numerazione latina).
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.
Passo del giorno secondo il calendario di lettura della Regola; confronto sul testo latino di RB 18.


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