«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

19 ottobre – RB 15,1–4 – Il tempo dell’alleluia

RB 15,1–4: Il tempo dell’alleluia.La lode conosce tempi e accenti differenti nel corso dell’anno.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

19 ottobre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 15, versetti 1–4.

Il testo della Regola

Dalla santa Pasqua sino alla Pentecoste, dicasi sempre l’ Alleluja , tanto nei salmi quanto nei responsorii. Dalla Pentecoste poi sino al principio di Quaresima, dicasi solo ogni notte con i sei salmi del secondo notturno. Ogni Domenica poi fuor di Quaresima, il Mattutino, Prima, Terza, Sesta, e Nona si dicano coll’ Alleluja . I Vespri però si dicano coll’antifona. I Responsorii poi non si dicano mai coll’ Alleluja , se non da Pasqua a Pentecoste.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La lode conosce tempi e accenti differenti nel corso dell’anno.
L’alleluia pasquale ricorda che la gioia cristiana ha una sorgente e una memoria.
Anche la sua sospensione può educare un’attesa, senza trasformarsi in tristezza obbligata.
La comunità impara a non ridurre la preghiera alla registrazione dell’umore personale.
Il calendario offre una forma nella quale ricevere, custodire e ritrovare la speranza.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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