«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

17 ottobre – RB 13,12–14 – La preghiera che impegna al perdono

RB 13,12–14: La preghiera che impegna al perdono.La conclusione con il Padre nostro raggiunge le tensioni della convivenza.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

17 ottobre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 13, versetti 12–14.

Il testo della Regola

L’officio del mattino e della sera non termini giammai, senza che si dica in ultimo dal Superiore, ascoltando tutti, l’orazìone domenicale, a cagione delle spine degli scandali che sogliono nascere; onde tutti i presenti, per la promessa di quell’orazione, con cui dicono, Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori , si purifichino da cosifatto vizio. Ma l’ultima parte di questa orazione si reciti da tutti sicché ognuno risponda; Sed libera nos a malo .

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La conclusione con il Padre nostro raggiunge le tensioni della convivenza.
Domandare perdono a Dio interroga il rancore che vorremmo continuare a coltivare.
Il richiamo al Padre nostro mette al centro anche i conflitti che attraversano la comunità.
Chiedere perdono impegna a non coltivare il rancore come un diritto intoccabile.
Il giorno può così iniziare e concludersi con una possibilità di riconciliazione.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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