«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

13 ottobre – RB 10,1–3 – La fedeltà nelle stagioni

RB 10,1–3: La fedeltà nelle stagioni.L’estate modifica la durata della notte e richiede un adattamento concreto.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

13 ottobre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 10, versetti 1–3.

Il testo della Regola

Da Pasqua sino al primo di novembre, si mantenga tutto il numero dei salmi, come si è detto; non però, attesa la brevità delle notti, si leggano le lezioni nel codice: ma invece di esse tre lezioni, se ne dica a memoria una sola del vecchio testamento, cui si aggiunga il responsorio breve: e si faccia in tutto, come è stato detto, in guisa che nell’officio di notte mai non si dicano meno di dodici salmi, senza computare il terzo e il nonagesimo quarto.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

L’estate modifica la durata della notte e richiede un adattamento concreto.
Benedetto conserva il ritmo essenziale della preghiera senza irrigidirne tutte le forme.
La misura protegge il significato del gesto attraverso condizioni diverse.
Non ogni cambiamento è infedeltà e non ogni ripetizione custodisce davvero la tradizione.
La regola mostra come discernere fra ciò che serve l’incontro e ciò che può essere modificato.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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