
29 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 7, versetti 24–30.
Il testo della Regola
Bisogna dunque perciò scacciare ogni pravo desiderio, perchè la morte dell’anima viene appresso all’entrata del diletto. Onde la scrittura comanda dicendo: Non andare dietro le tue concupiscenze. — Se dunque gli occhi del signore osservano e buoni e cattivi, e il Signore dal cielo sempre guarda ai figli degli uomini, per vedere se sia tra loro chi conosca e cerchi Dio; e se le nostre azioni vengono di continuo notte e giorno annunziate al nostro Creatore dagli Angeli per noi deputati; conviene dunque guardarsi ognora, o Fratelli (come dice il Profeta nel Salmo), affinchè talvolta Iddio non ci vegga inchinati al male e fatti inutili; e perdonandoci in questo tempo (perchè egli è pietoso, ed attende che ci rivolgiamo al meglio), non ci dica nell’avvenire: Tu operasti così, ed io mi tacqui. —
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La pazienza di Dio è presentata come attesa di un cambiamento reale.
La misericordia non rende irrilevante il male, ma apre una possibilità di risposta.
Il linguaggio dell’abbassamento va letto dentro la relazione con Dio, senza convertirlo in disprezzo della persona.
Riconoscere un limite significa poter ricevere aiuto e correggere la propria immagine.
La maturità si manifesta nella disponibilità a lasciarsi trasformare, non nel compiacimento di apparire umili.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.
Accettare un aiuto apre un rapporto nel quale il cambiamento diventa possibile.
La discrezione ci chiede insieme di non esporre senza necessità la fragilità degli altri.
Un passo più vero conta più della costruzione di un’immagine irreprensibile.
Nella vita ordinaria l’umiltà può cominciare dal nominare senza difese una difficoltà reale.
Non dobbiamo dimostrare di essere senza limiti per avere dignità.
Testi richiamati
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

Lascia un commento