
13 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 2, versetti 23–29.
Il testo della Regola
Imperocchè l’Abbate deve nella sua dottrina conservare sempre quella forma apostolica, come sta scritto: Riprendi, sgrida, supplica; cioè, a seconda delle circostanze, accoppiando al terrore l’allettamento, dia a divedere il rigido affetto del maestro, e il pietoso cuore del padre; vale a dire, ch’ei deve più duramente riprendere gl’inquieti e gl’ indisciplinati , supplicare poi gli obbedienti, i mansueti e i pazienti, affinchè progrediscano in meglio. Lo ammoniamo infine a sgridare e riprendere i negligenti e non curanti. Né dissimuli i difetti di coloro che falliscono, ma subito come si vedono incominciare a nascere, nella radice, com’é necessario, li tronchi; memore del caso di Eli, Sacerdote di Silo. Le menti più composte e ragionevoli le riprenda con le parole nella prima o seconda ammonizione; ma i malvagi e duri di cuore e superbi e disobbedienti anche sul primo incominciare del peccato li raffreni con battiture e castighi corporali, sapendo che sta scritto: Lo stolto non si corregge per le parole. — E altrove: Batti il tuo figlio con la verga, e libererai dalla morte l’anima di lui. —
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
Il passo distingue disposizioni differenti e domanda una correzione capace di giudizio.
Le pene fisiche appartengono alla disciplina antica: la loro presenza non le rende un modello da riprodurre.
L’attenzione alle differenze personali impedisce di ridurre la comunità a un meccanismo.
Le immagini punitive appartengono alla disciplina antica e non giustificano violenza o umiliazione.
Il criterio spirituale resta il bene delle persone affidate alla sua cura.
Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,3, domanda alla guida di precedere gli altri nella vita.
La parola raggiunge più facilmente chi ascolta quando trova conferma nella condotta di chi parla.
Un incarico accresce perciò la responsabilità dell’esempio.
Nel confronto con Benedetto, anche l’autorità è chiamata a restare sotto il giudizio del bene annunciato.
Nessun ruolo può sostituire la fatica personale di diventare credibili.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Il confronto con chi ci è affidato può mostrarci un limite che da soli non riconosciamo.
Essere corretti non diminuisce l’autorevolezza quando rende più giusto il nostro servizio.
Il compito ricevuto vale per il bene che rende possibile nelle persone, non per l’immagine che ci procura.
Una responsabilità educativa o professionale richiede anzitutto una verifica di sé.
Possiamo chiederci se ciò che esigiamo trovi conferma nel nostro comportamento.
Testi richiamati
Gregorio Magno, Regola pastorale, II,3.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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