«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

6 settembre – RB Prologo,39–44 – Il tempo della risposta

RB Prologo,39–44: Il tempo della risposta.La conoscenza della via domanda di diventare una scelta presente.Una lettura in dialogo con Agostino d’Ippona e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

6 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Prologo, versetti 39–44.

Il testo della Regola

— Avendo dunque noi, o fratelli, interrogato il Signore, circa l’abitatore del suo tabernacolo, abbiamo udito come si ottenga di abitarvi. Onde, se adempiamo il debito di esso abitatore, saremo eredi del regno dei cieli. Adunque convien disporre i cuori e le membra nostre alla milizia dei precetti della santa obbedienza; e pregare il Signore, che ci sia decretato l’ajuto della sua grazia, per ciò appunto, che la natura nostra non può tanto in noi. E se vogliamo, evitando le pene dell’inferno, pervenire alla vita perpetua, mentre che ancora è tempo, e siamo in questo corpo, e tutto ciò si può adempire per questa strada di luce; ei ci bisogna correre ed operare di presente, quel che a noi sarà spediente per l’eternità.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

La conoscenza della via domanda di diventare una scelta presente.
La fragilità non elimina il compito, ma rende necessario chiedere l’aiuto della grazia.
La conversione comincia quando la parola ricevuta diventa un criterio per agire.
Il timore del giudizio non esaurisce il cammino, che tende alla dilatazione del cuore.
La scuola del servizio del Signore domanda perseveranza, senza fare della durezza un ideale.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.

Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.
Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.

Testi richiamati

Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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