«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

2 settembre – RB Prologo,8–13 – Destarsi alla vita

RB Prologo,8–13: Destarsi alla vita.Il risveglio chiesto dal Prologo riguarda la capacità di accorgersi della chiamata presente.Una lettura in dialogo con Agostino d’Ippona e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

2 settembre 2026 · Regola di san Benedetto · Prologo, versetti 8–13.

Il testo della Regola

Sorgiamo dunque una volta, secondo che ci scuote la parola divina, dicendo: Ella è già ora di destarsi dal sonno. — E aperti i nostri occhi al lume di Dio, con le orecchie tese ascoltiamo checché ci avverta la voce divina tuttodì esclamante: Oggi, se udirete la voce di lui, non vogliate indurire i vostri cuori. — E altrove: Chi ha orecchie da udire, oda quello che lo Spirito Santo dice alle Chiese. — E che dice: Venite, o figliuoli, ascoltatemi: io v’insegnerò il timore di Dio. Correte, mentre che avete il lume della vita, perchè non vi colgano le tenebre della morte.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

Il risveglio chiesto dal Prologo riguarda la capacità di accorgersi della chiamata presente.
Il tempo disponibile diventa un’occasione da non consumare nell’indifferenza.
La conversione comincia quando la parola ricevuta diventa un criterio per agire.
Il timore del giudizio non esaurisce il cammino, che tende alla dilatazione del cuore.
La scuola del servizio del Signore domanda perseveranza, senza fare della durezza un ideale.

Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.

Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.
Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.

Testi richiamati

Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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