
28 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 21, versetti 1–7.
Il testo della Regola
Se la comunità è grande, si scelgano di essa alcuni fratelli di buon esempio e santa vita, e si costituiscano Decani, per aver cura delle rispettive decanìe in tutto, secondo i comandamenti di Dio e gli ordini dell’Abbate. Essi Decani siano scelti tali, che sopra di loro possa sicuro l’Abbate appoggiare parte del suo peso. Né si devono scegliere per ordine, ma secondo il merito della buona vita e la cognizione della vera sapienza. Che se alcuno tra essi, per avventura gonfiato dalla superbia, sia trovato riprensibile; e ripreso una, due e tre volte non si emendi, sia dimesso; e nel posto di lui sia surrogato chi ne è degno. E il medesimo stabiliamo del Priore. Ciascheduno dorma nel suo letto. Dispongano i Monaci i loro giacigli secondo il tempo della conversione, come l’Abbate vuole. Se si può, tutti dormano in uno stesso luogo. Che se il
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La crescita della comunità rende necessario distribuire i compiti di guida.
I decani sono scelti per la qualità della vita, non per il prestigio delle origini.
La delega non libera l’abate dalla cura, ma rende quella cura più vicina alle persone.
Un incarico può essere rivisto quando smette di servire il bene per cui è nato.
La responsabilità ecclesiale non è un possesso personale da difendere a ogni costo.
Gregorio Magno, nella Regola pastorale, II,3, domanda alla guida di precedere gli altri nella vita.
La parola raggiunge più facilmente chi ascolta quando trova conferma nella condotta di chi parla.
Un incarico accresce perciò la responsabilità dell’esempio.
Nel confronto con Benedetto, anche l’autorità è chiamata a restare sotto il giudizio del bene annunciato.
Nessun ruolo può sostituire la fatica personale di diventare credibili.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, II,10, collega il discernimento all’umiltà.
Il confronto con persone mature può sottrarre il pensiero alla propria autosufficienza.
Manifestare ciò che si agita nel cuore interrompe il potere di ciò che resta nascosto.
Questa pratica domanda interlocutori affidabili e non una curiosità sulle fragilità altrui.
La sua fecondità sta nell’aiuto a riconoscere e scegliere il bene, non nella dipendenza dalla persona che ascolta.
Una responsabilità educativa o professionale richiede anzitutto una verifica di sé.
Possiamo chiederci se ciò che esigiamo trovi conferma nel nostro comportamento.
Il confronto con chi ci è affidato può mostrarci un limite che da soli non riconosciamo.
Essere corretti non diminuisce l’autorevolezza quando rende più giusto il nostro servizio.
Il compito ricevuto vale per il bene che rende possibile nelle persone, non per l’immagine che ci procura.
Testi richiamati
Gregorio Magno, Regola pastorale, II,3.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, II,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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