«Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te
che vuoi fatti e non parole». (Sant’Agostino, Lettera 117 a Dioscoro)

26 giugno – RB 19,1–7 – La mente concordi con la voce

RB 19,1–7: La mente concordi con la voce.Benedetto invita a riconoscere la presenza di Dio dentro il gesto della preghiera.Una lettura in dialogo con Atanasio di Alessandria e Giovanni Cassiano.

San Benedetto

26 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 19, versetti 1–7.

Il testo della Regola

Noi crediamo che Iddio è presente dapertutto, e che gli occhi del Signore ricercano in ogni luogo i buoni e i cattivi. Però senza verun dubbio si ha da credere che ciò sia massimamente, quando assistiamo all’officio divino. Perciò rammentiamoci sempre di quel del Profeta: Servite al Signore con timore. — E altrove: Salmeggiate sapientemente. — Ed anche; Io salmeggerò al cospetto degli Angeli. — Consideriamo pertanto, come ci convenga di stare alla presenza di Dio e dei suoi Angeli; e salmeggiamo in modo, che la nostra mente si accordi alla nostra voce.

Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.

Commento

Benedetto invita a riconoscere la presenza di Dio dentro il gesto della preghiera.
La voce non deve trascinare un cuore assente, né il sentimento pretendere di fare a meno della parola.
Il raccoglimento è un lavoro di ricomposizione fra ciò che diciamo e ciò che viviamo.
L’attenzione può ricominciare ogni volta che ci accorgiamo di esserci dispersi.
La reverenza custodisce una relazione, senza ridursi a formalità esteriore.

Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.

Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.

Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.

Testi richiamati

Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.

Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.


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