
25 giugno 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 18, versetti 20–25.
Il testo della Regola
Spiegato l’ordine della salmodia diurna, tutti i rimanenti salmi si distribuiscano egualmente per la veglia di sette notti, dividendo al solito quelli che fossero troppo lunghi: e così si assegnino dodici salmi per notte. Intorno a ciò particolarmente si avverta, che se questa distribuzione di salmi non tornasse bene, si stabilisca altrimenti, se meglio sarà giudicato; purché in ogni modo si abbia riguardo a ciò, che in ogni settimana si reciti il Salterio di cento cinquanta salmi, e nell’officio di notte della Domenica si rincominci da capo. Perciocché troppo pigri si dimostrano al divino servizio quei monaci, che nel corso della settimana recitano meno di tutto il Salterio, oltre i soliti cantici; quando leggiamo che i Santi Padri compievano in un giorno francamente quello che noi tiepidi (lo faccia il cielo) adempiamo in una intiera settimana.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La distribuzione settimanale custodisce l’interezza del Salterio.
La possibilità di modificarne l’ordine mostra che la forma serve una fedeltà, senza esaurirla.
La successione delle ore lascia spazio a lode, invocazione e affidamento.
L’ordine liturgico riguarda una comunità concreta e non offre un metro per giudicare ogni forma di vita cristiana.
La ripetizione diventa feconda quando aiuta a riconoscere nuovamente davanti a chi viviamo.
Atanasio di Alessandria, nella Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12, descrive una singolarità del Salterio.
Chi prega può riceverne le parole come parole che riguardano la propria vita.
La Scrittura offre così una lingua al pentimento, alla gratitudine, alla prova e alla speranza.
Non tutto deve essere inventato dal sentimento del momento per diventare personale.
Il ritmo benedettino può essere letto come un apprendistato in questa parola ricevuta.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, X,10, propone di custodire nel cuore un’invocazione di aiuto.
Essa accompagna la fatica come la prosperità e impedisce di considerarsi sufficienti a se stessi.
Il lavoro, il cammino e il riposo possono essere attraversati da questa memoria di Dio.
La preghiera ricevuta non cancella l’esperienza concreta: le offre una forma nella quale presentarsi.
Rileggendo Benedetto, possiamo cercare questa continuità oltre la sola successione degli atti esteriori.
Possiamo riservare alla preghiera un tempo riconoscibile, senza attendere una giornata priva di impegni.
Un salmo letto con attenzione può accompagnarci anche dopo che il libro è stato chiuso.
Il raccoglimento non esige di negare la fatica o le domande che portiamo con noi.
Chiede di presentarle davanti a Dio e di lasciare che una parola ricevuta le illumini.
La fedeltà di un piccolo tempo può aiutare la giornata a ritrovare una direzione.
Testi richiamati
Atanasio di Alessandria, Lettera a Marcellino sull’interpretazione dei salmi, 11–12.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, X,10.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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