
18 maggio 2026 · Regola di san Benedetto · Capitolo 3, versetti 7–13.
Il testo della Regola
Tutti adunque in tutto seguitino per maestra la Regola, né alcuno temerariamente se ne allontani. Nessuno in monastero seguiti il proprio volere. Né ardisca veruno di venire a proterva contesa coll’Abbate, o dentro o fuori del monastero. Che se l’abbia fatto, sia sottoposto alla pena della Regola. Esso Abbate però faccia tutto con timore di Dio e osservanza della Regola; sapendo ch’egli fuor di dubbio dovrà rendere conto a Dio giudice di tutti i suoi giudizii. Se poi si avessero a trattare cose di minor momento a utilità del monastero, l’Abbate usi solo del consiglio dei seniori, come sta scritto: Tutto fà col consiglio, e del fatto non ti pentirai.
Traduzione storica di Francesco Leopoldo Zelli Jacobuzi, edizione del 1902. Il riferimento ai versetti segue la numerazione del testo latino.
Commento
La responsabilità della decisione non pone nessuno al di sopra della Regola.
Il consiglio e il rifiuto delle contese proteggono la ricerca dal bisogno di prevalere.
Benedetto non dissolve la responsabilità dell’abate, ma la sottopone all’esercizio del consiglio.
L’umiltà è richiesta tanto a chi interviene quanto a chi deve decidere.
L’unità cresce quando nessuno usa la propria posizione per sottrarsi alla verità.
Agostino d’Ippona, nelle Confessioni, X,29,40, affida a Dio la possibilità di compiere ciò che gli viene chiesto.
Il desiderio del bene non elimina l’esperienza della propria insufficienza.
La domanda di aiuto evita tanto la presunzione quanto la resa alla fragilità.
Anche una regola esigente può essere abitata come cammino sostenuto dalla grazia.
La libertà è chiamata a rispondere senza attribuirsi da sola l’origine di ogni forza.
Giovanni Cassiano, nelle Conferenze ai monaci, I,6–7, distingue il fine dagli strumenti dell’ascesi.
Digiuno, veglia e rinuncia sono ordinati alla purezza del cuore e alla carità.
Un’osservanza che alimenta ira o disprezzo contraddice il bene che dovrebbe servire.
Questo criterio aiuta a verificare anche il modo in cui leggiamo una prescrizione della Regola.
La fedeltà non si esaurisce nel gesto compiuto: domanda di guardare quale relazione quel gesto sta costruendo.
Per noi il primo esercizio può essere fermarsi prima di rispondere.
Una parola ascoltata con attenzione può correggere un giudizio già pronto.
Occorre poi scegliere un gesto nel quale ciò che abbiamo compreso diventi verificabile.
Possiamo domandarci quale voce lasciamo entrare davvero nelle nostre decisioni.
L’ascolto porta frutto quando modifica il modo in cui ci facciamo presenti agli altri.
Testi richiamati
Agostino d’Ippona, Confessioni, X,29,40.
Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci, I,6–7.
Testo della Regola nella traduzione del 1902 · Calendario di lettura quotidiana. La lettura della Regola è distinta dalle letture liturgiche della Messa.

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