Haiti · Quando le bande sostituiscono lo Stato
Instabilità, disuguaglianze, catastrofi e reti criminali hanno favorito bande capaci di controllare quartieri, servizi e vie di accesso.
Fatti e scenari internazionali, tra politica, società e conflitti.
Approfondimenti per riconoscere i contesti e le ragioni degli eventi.
Uno sguardo sul mondo attento alle persone e al destino dei popoli.
Instabilità, disuguaglianze, catastrofi e reti criminali hanno favorito bande capaci di controllare quartieri, servizi e vie di accesso.
Le controversie riguardano sovranità, diritti marittimi, pesca, risorse e libertà di navigazione. Un arbitrato del 2016 ha respinto la base giuridica delle estese rivendicazioni cinesi.
La guerra del 1950–1953 terminò con un armistizio. Il programma nucleare e missilistico di Pyongyang è diventato lo strumento principale di deterrenza e sopravvivenza del regime.
La separazione politica risale alla guerra civile cinese. Lo status di Taiwan e le garanzie di sicurezza statunitensi alimentano una disputa strategica.
La divisione del 1947 lasciò irrisolta la sovranità sul Kashmir. Guerre, insurrezioni e attentati hanno consolidato diffidenza e militarizzazione.
Islamabad attribuisce parte degli attentati sul proprio territorio al Tehrik-e-Taliban Pakistan e a basi in Afghanistan. Kabul respinge le accuse: i talebani afghani e il TTP sono organizzazioni distinte.
La repressione del dissenso si è saldata a conflitti etnici più antichi e a richieste di autonomia e democrazia.
Le eredità delle guerre regionali e del genocidio ruandese del 1994 si intrecciano con dispute sulla terra, cittadinanza, sicurezza e sfruttamento delle risorse.
La lotta per il controllo dello Stato, dell’esercito e delle risorse ha alimentato la guerra dal 2013, assumendo anche una dimensione etnica.
La guerra del Tigray del 2020–2022 ha radici nella lotta per il potere federale. Vi si intrecciano conflitti in Amhara e Oromia e il ruolo dell’Eritrea.
Il collasso statale e le guerre interne hanno favorito al-Shabaab, organizzazione affiliata ad al-Qaeda, capace di controllare territori e colpire città.
Povertà, debolezza dei servizi pubblici, conflitti locali e pressione climatica si intrecciano con l’espansione di gruppi jihadisti. La dimensione religiosa non esaurisce le cause della violenza.
Dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, la debolezza delle istituzioni ha favorito milizie, governi rivali e ingerenze straniere.
La repressione delle proteste del 2011 ha aperto una guerra divenuta civile e internazionale, con gruppi armati, potenze esterne e profonde fratture territoriali.
La conquista di Sanaa da parte degli Houthi nel 2014 e l’intervento della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno trasformato una crisi politica in guerra.