
E s7 aprile – RB 7,40-43imilmente altrove sta scritto: Tu ci hai provati, o Dio; tu ci hai purgati col fuoco, come argento; ci hai tratti presso al laccio; hai poste le tribolazioni sopra le nostre spalle. E per mostrare che noi dobbiamo stare sotto al Superiore, conchiude dicendo: Tu hai imposto uomini sulle nostre teste.
Ma coloro che nelle avversità e negli oltraggi adempiono il precetto divino della pazienza, e percossi in una guancia porgono anche l’altra, e a chi loro toglie la tunica lasciano anche il pallio, e angariati per un miglio vanno oltre anche due miglia; costoro, a simiglianza dell’Apostolo Paolo, sopportano i falsi fratelli e le persecuzioni, e benedicono quelli che li maledicono.
Commento
La seconda parte del quarto grado radicalizza il tema della pazienza: la tribolazione è purificazione e non semplice incidente. Gregorio Magno legge questo fuoco come prova che consuma l’orgoglio nascosto. La sottomissione a uomini posti sul nostro capo non è esaltazione dell’abuso, ma riconoscimento che Dio salva anche attraverso mediazioni faticose. Bernardo e Guglielmo di Saint-Thierry vedono in questi versetti l’ingresso nella scuola della carità perfetta: benedire chi maledice significa che l’io non è più il centro. La pazienza evangelica di Benedetto ha quindi un carattere pasquale: si attraversa la contraddizione senza spezzare la comunione.
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