
- Davide Rondoni: profilo dell’autore e ragioni di una scrittura su Francesco
Davide Rondoni, nato a Forlì nel 1964, è una delle voci poetiche e saggistiche più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo. Poeta, narratore, saggista, traduttore e animatore culturale, ha fondato il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna e la rivista “clanDestino”, affiancando all’attività letteraria una costante presenza pubblica in giornali, radio, televisione e festival. La sua scrittura nasce da un punto di contatto peculiare: non separa mai del tutto l’esperienza estetica da quella esistenziale e religiosa. Per questo il suo incontro con san Francesco d’Assisi non appare come un semplice omaggio celebrativo, ma come il naturale approdo di una lunga frequentazione di temi a lui cari: il rapporto tra bellezza e verità, la natura come segno e non come idolo, la povertà come libertà, la parola poetica come gesto di conoscenza e di lode.
Nel volume “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo”, Rondoni non adotta il tono dello storico in senso stretto, né quello del devoto tradizionale. Sceglie piuttosto una forma dialogica e meditativa, quasi un colloquio vivo con il santo, per farne emergere non una figura pietrificata dalla devozione o consumata dalla retorica scolastica, ma un uomo ardente, inquieto, ferito e insieme lieto. È questa tensione a rendere il libro particolarmente significativo: Francesco non è ridotto a icona dell’ecologia o della pace in senso generico, ma viene restituito nella sua radicalità cristiana, nel suo essere interamente rivolto all’Altissimo e proprio per questo profondamente interessato all’umano.
La recente nomina di Rondoni a presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco conferma inoltre quanto la sua interpretazione non sia esterna o occasionale, ma si collochi dentro un più ampio lavoro culturale di rilettura del francescanesimo. Il poeta sente che Francesco non appartiene solo al Medioevo né soltanto alla pietà religiosa: appartiene a ogni epoca in cui l’uomo avverte la ferita del vivere e cerca una letizia non superficiale. - Contestualizzazione storica e religiosa del tema
Per comprendere il libro di Rondoni è necessario ripartire da Francesco storico. Nato tra il 1181 e il 1182 ad Assisi, figlio di un ricco mercante, Francesco vive nel quadro del grande dinamismo urbano e commerciale del Duecento italiano. La sua giovinezza è segnata dal desiderio di gloria cavalleresca, dall’esperienza della guerra e della prigionia, fino a una conversione progressiva che lo porta a scegliere la povertà evangelica, la fraternità e una forma di sequela di Cristo radicale e non addomesticata. Da lui nascono l’Ordine dei Frati Minori, l’esperienza di Chiara e l’ampio movimento penitenziale che darà origine al Terz’Ordine. La sua morte, avvenuta il 3 ottobre 1226, e la rapida canonizzazione del 1228 attestano la forza di una testimonianza percepita subito come eccezionale.
Sul piano religioso, Francesco si colloca al cuore del cristianesimo medievale, ma con accenti che ancora oggi sorprendono: il primato del Vangelo vissuto alla lettera, la fraternità come forma concreta dell’esistenza, il rapporto con il creato come lode al Creatore, l’amore per Cristo povero e crocifisso, il perdono come vertice dell’umano, la pace come dono del Risorto e non come semplice equilibrio politico. Il “Cantico di frate Sole”, composto nel 1226, rappresenta uno dei vertici di questa esperienza: non un inno naturalistico in senso moderno, ma una poesia teologica in cui tutte le creature sono chiamate a rimandare oltre sé stesse, verso il Signore.
È proprio qui che Rondoni colloca la sua interpretazione. Egli scrive dentro un contesto contemporaneo in cui Francesco viene spesso semplificato: il “primo ecologista”, il pacifista generico, l’amico degli animali, il simbolo di una spiritualità senza dogma. Il poeta reagisce a queste riduzioni e cerca di restituire il nucleo originario della sua esperienza: Francesco ama il mondo perché ama Dio; chiama le creature fratelli e sorelle perché anzitutto si sa creatura; pratica la povertà non come odio del corpo o delle cose, ma come libertà dal possesso; desidera la pace perché ha incontrato Cristo e ne porta il saluto dentro una storia ferita dalla violenza.
La categoria della “ferita” assume allora una doppia valenza. Da una parte richiama l’esperienza di Francesco, segnato dalla prova, dal conflitto, dalla malattia, sino alle stimmate; dall’altra rinvia alla condizione dell’uomo contemporaneo, che vive dentro guerre, disorientamento affettivo, crisi del rapporto con la natura e smarrimento spirituale. La “letizia”, a sua volta, non coincide con l’ottimismo, ma con la forma paradossale di una gioia che attraversa il dolore senza negarlo. - Analisi dei passi e dei nuclei salienti del volume
Il primo passaggio decisivo del libro è l’attacco, nel quale Francesco appare come uno sguardo che accompagna e interpella. L’avvio non è descrittivo ma relazionale: il santo non è un oggetto da studiare a distanza, bensì una presenza che mette in questione chi scrive. Questa scelta è già un programma poetico e spirituale. Rondoni rifiuta infatti la neutralità apparente dell’analisi accademica e sceglie il rischio del coinvolgimento. Francesco viene chiamato “il ferito” e “l’uomo della dura letizia”: due espressioni che condensano l’intera tesi del volume. La ferita non è un incidente marginale, ma la via attraverso cui la vita si apre alla verità; la letizia non è euforia, ma fedeltà a un bene intravisto persino nel dolore.
Un secondo nucleo saliente riguarda la distinzione tra amore e possesso. Rondoni insiste sul fatto che una delle intuizioni più rivoluzionarie di Francesco consiste nell’amare le cose e le persone senza volerle imprigionare dentro la logica proprietaria. La povertà francescana, in questa prospettiva, non è miseria sociologica né puro ascetismo morale: è educazione dello sguardo. Si ama veramente solo ciò che si riconosce come dono, non come preda. In questa linea il libro mostra una notevole attualità, perché intercetta una delle grandi deformazioni del presente: scambiare il desiderio con l’appropriazione, l’intimità con il controllo, la relazione con il consumo emotivo. Francesco, invece, insegna che nulla è “mio” in senso assoluto e che proprio tale disappropriazione rende possibile un affetto più vero.
Un terzo passaggio essenziale è dedicato al tema della fraternità. Rondoni ricorda, anche nei suoi interventi pubblici, che Francesco non fu un solitario romantico. La sua esperienza nasce e cresce in compagnia: i frati, Chiara, gli amici, i compagni di cammino. Persino il Cantico, letto in questa luce, non è la voce di un individuo autosufficiente che dialoga direttamente con il cosmo, ma il canto di un uomo inserito in una comunione. La fraternità è il luogo in cui l’io viene liberato dall’autoreferenzialità. Questo aspetto è centrale anche per l’oggi, segnato da un individualismo che usa spesso parole inclusive senza costruire legami reali.
Di grande rilievo è poi il nodo tra creato e Creatore. Rondoni polemizza contro la lettura di Francesco come semplice antesignano dell’ambientalismo moderno. Non per negare la rilevanza del suo sguardo sulla natura, ma per sottrarlo a un impoverimento ideologico. Le creature, nel Cantico e nel libro di Rondoni, non sono entità autosufficienti né divinizzate; sono segni, presenze amate perché riferite a un’origine buona. Per questo il poeta insiste sulle parole iniziali del Cantico, “Altissimo, onnipotente, bon Signore”: la lode non si ferma al mondo, ma attraversa il mondo e lo riconduce a Dio. In tal modo l’ecologia, se vuole essere davvero umana, deve diventare anzitutto conversione dello sguardo e riconoscimento del limite.
Un ulteriore passaggio di forte densità riguarda la morte. La formula francescana di “sora nostra morte corporale” viene riletta da Rondoni in stretta connessione con la povertà. La morte è sorella perché ricorda radicalmente che la vita non è possesso. Qui il libro tocca uno dei punti più alti e più scomodi del messaggio di Francesco: l’uomo non si salva blindandosi contro la finitudine, ma imparando ad abitare il limite con fiducia. In una civiltà che rimuove la morte o la riduce a scandalo insensato, Rondoni rintraccia in Francesco una sapienza capace di restituire profondità, umiltà e persino tenerezza al pensiero del finire.
Infine, il volume affronta il tema della pace e del perdono. Anche qui Rondoni evita il lessico generico. La pace francescana non è una tregua psicologica né una formula diplomatica: è il dono del Risorto, una pace che non cancella il conflitto ma lo attraversa con una logica diversa. Analogo discorso vale per il perdono, che nei richiami pubblici dell’autore viene definito come uno degli atti più liberi e propriamente umani. Se il mondo contemporaneo conosce sempre meglio i meccanismi della reazione, della rivendicazione e della contrapposizione, Francesco indica la forza scandalosa di una libertà che sa ricominciare. - Il tratto stilistico di Rondoni
Sul piano stilistico, “La ferita, la letizia” porta i segni più tipici della scrittura di Rondoni. Anzitutto la prosa è costantemente attraversata da un’energia poetica: immagini rapide, accostamenti intensi, formulazioni aforistiche, improvvise impennate liriche. Non si tratta di ornamento, ma di metodo. Rondoni sembra convinto che certi contenuti possano essere colti solo da una lingua che non si limiti a spiegare, ma sappia anche evocare, ferire, scuotere. Per questo la sua prosa procede spesso per nuclei incandescenti più che per dimostrazioni scolastiche.
In secondo luogo colpisce la forma del dialogo immaginato. Il “faccia a faccia” con Francesco produce un testo che oscilla fecondamente tra saggio, meditazione, ritratto e confessione intellettuale. Rondoni non nasconde la propria voce; anzi, la espone. Questo esporsi può spiazzare chi cerchi un commento neutro, ma costituisce la forza del libro: la figura del santo emerge attraverso un rapporto vivo, non attraverso un repertorio di nozioni. La scrittura, pertanto, non è mai fredda. Essa domanda al lettore di prendere posizione.
Un terzo elemento riguarda il lessico. Rondoni predilige parole concrete e decisive: ferita, letizia, povertà, creatura, perdono, pace, Altissimo. Sono termini antichi, eppure restituiti a una vibrazione presente. Il risultato è una lingua che, pur con evidenti radici cristiane, non rinuncia al confronto con il disordine del nostro tempo. Il poeta non edulcora Francesco; lo presenta come figura estrema, esigente, persino urtante. Da qui deriva anche l’efficacia polemica di alcuni passaggi contro gli stereotipi culturali che svuotano il santo della sua originale potenza.
In definitiva, lo stile di Rondoni è coerente con il suo oggetto: per parlare di Francesco occorre una lingua capace di unire precisione e slancio, memoria e presente, intelligenza critica e partecipazione emotiva. È questo equilibrio, non sempre facile, a conferire al libro un tono riconoscibile e a tratti memorabile. - Le implicazioni per l’attualità
Le implicazioni attuali messe in evidenza da Rondoni sono numerose e toccano alcuni nervi scoperti della nostra epoca. Il primo riguarda la crisi del desiderio e delle relazioni. Là dove il mondo contemporaneo confonde facilmente amore e possesso, Francesco appare come il testimone di una libertà affettiva radicale: amare significa custodire, non catturare; riconoscere il valore dell’altro, non inglobarlo. Una simile intuizione tocca non solo la sfera sentimentale, ma anche quella economica, educativa e politica.
Il secondo riguarda il rapporto con il creato. Rondoni propone un correttivo importante ai discorsi ambientali ridotti a moralismo o slogan. Il creato non è un bene da sfruttare, ma nemmeno un assoluto da venerare in modo panteistico; è realtà ricevuta, da abitare con gratitudine e responsabilità. Questa prospettiva permette una critica tanto al dominio tecnico quanto alla retorica verde superficiale. L’uomo è chiamato a una custodia che nasce dal sentirsi creatura, non padrone assoluto.
Il terzo tocca la convivenza civile. In tempi di guerra culturale, verbale e militare, il nesso francescano tra pace, giustizia e perdono torna decisivo. Rondoni insiste che la pace non coincide con l’assenza di tensione, ma con una qualità nuova del vivere, radicata in un’origine trascendente. Senza questa profondità, le parole della convivenza rischiano di diventare formule stanche. In tal senso Francesco non viene proposto come mascotte della concordia, ma come provocazione viva per una società incapace di perdonare e di riconoscere un bene comune superiore agli interessi immediati.
Il quarto riguarda il bisogno spirituale del presente. Uno dei rilievi più interessanti di Rondoni è che la nostra non sarebbe affatto una società semplicemente secolarizzata, bensì una società assetata di senso, spesso incapace di nominare ciò che cerca. Francesco parla proprio a questa fame. La sua vita mostra che il cristianesimo non è una riduzione moralistica dell’esistenza, ma un’accensione dell’umano. Per questo il santo di Assisi continua a interpellare credenti e non credenti: non come emblema generico di bontà, ma come figura in cui la sete di assoluto diventa forma concreta della vita.
Se si guarda il testo in questa prospettiva, si comprende perché Rondoni ravvisi in Francesco una presenza tanto urgente. La sua lezione non consiste nell’offrire risposte prefabbricate, ma nel riaprire le domande fondamentali: che cosa rende lieta una vita ferita? Che cosa significa amare senza possedere? Da dove nasce una pace non illusoria? In che senso il mondo è creatura e non materiale disponibile? Le pagine del libro hanno valore proprio perché non chiudono questi interrogativi, ma li consegnano di nuovo al lettore. - Considerazioni a margine
“La ferita, la letizia” è un libro che si muove su una linea sottile e feconda: da un lato riporta il lettore al Francesco storico e cristiano, sottraendolo a banalizzazioni molto diffuse; dall’altro mostra come la sua esperienza possa ancora oggi diventare criterio di giudizio sul presente. La forza del volume non risiede in un apparato erudito, ma nella capacità di far percepire Francesco come contemporaneo, non perché adattato ai nostri gusti, bensì perché irriducibile alle nostre semplificazioni.
La riflessione di Rondoni convince soprattutto quando mette in luce il legame tra ferita e letizia, povertà e amore, creatura e libertà, pace e perdono. In questi nessi si coglie il tratto più autentico della sua lettura: Francesco non è una figura da ammirare a distanza, ma un testimone che obbliga a ripensare i fondamenti della vita personale e collettiva. Il libro, perciò, non si limita a parlare di un santo: interroga la qualità del nostro sguardo sul mondo.
In conclusione, la scrittura di Rondoni riesce a fare ciò che solo i saggi più vivi sanno fare: non esaurire l’argomento, ma rilanciarlo. Dopo queste pagine, san Francesco appare meno rassicurante e più vero; meno addomesticato e più necessario. Ed è probabilmente questo il merito maggiore del volume: restituirci, dentro il rumore del presente, la voce di un uomo che continua a chiamare il mondo alla lode, al distacco, alla fraternità e a una letizia che non teme la ferita.
Riferimenti essenziali
Davide Rondoni, La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo, Fazi, Roma, 2025.
Biografia ufficiale di Davide Rondoni sul sito dell’autore, consultata per il profilo bio-bibliografico e per il riferimento al Comitato nazionale per l’VIII centenario della morte di san Francesco.
Schede editoriali e presentazioni del volume diffuse da Fazi Editore, CL Online, IBS e MAXXI, utili per l’individuazione dei nuclei tematici dichiarati del libro.
Interventi pubblici di Davide Rondoni sul tema francescano: discorso “Ci guarda San Francesco” (Assisi, 4 ottobre 2024); dichiarazioni e interviste raccolte nel portale del Comitato nazionale per il centenario e nella stampa culturale del 2025-2026.
Fonti di contestualizzazione storica e religiosa: Ordine dei Frati Minori, Basilica di San Francesco in Assisi, Encyclopaedia Britannica, materiali di approfondimento sul Cantico delle creature.
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