
1 – Inquadramento storico e artistico
Lorenzo Peretti appartiene alla scuola pittorica vigezzina e si colloca cronologicamente tra tardo Settecento e primo Ottocento. La sua produzione è in prevalenza sacra e manifesta una cultura figurativa ordinata, disciplinata, lontana dagli esiti più concitati del barocco maturo. Nella Collegiata di Domodossola l’artista interviene in una posizione di grande visibilità, ossia nelle tre cupole che scandiscono la navata centrale. Questo dato è importante: non si tratta di un contributo accessorio, ma del principale dispositivo pittorico che accompagna l’asse processionale e liturgico dell’edificio.
La collocazione delle pitture sopra la sequenza delle campate determina una lettura ascensionale. Il fedele non percepisce tre immagini isolate, ma una progressione teologica che conduce dall’assemblea dei santi all’esaltazione mariana fino al compimento trinitario. In tal senso il ciclo non va letto come semplice decorazione di superficie, bensì come sistema iconografico coordinato con l’architettura e con il ritmo spaziale della chiesa.
2 – Articolazione iconografica delle tre cupole
Nella prima cupola Peretti dispone una costellazione di santi – fra cui san Carlo, san Feliciano, sant’Antonio, san Biagio, santa Marta e santa Maria Maddalena – mentre nei pennacchi figurano gli Evangelisti. La scelta costruisce una soglia d’ingresso alla navata dipinta: i santi operano come intercessori e testimoni, mentre gli Evangelisti fondano il ciclo sulla parola rivelata. Dal punto di vista compositivo, questa prima volta introduce il metodo dell’artista: figure ben separate, leggibili, organizzate secondo un equilibrio complessivo più che secondo una dinamica tumultuosa.
Nella seconda cupola compare Maria ricevuta in Cielo da Gesù, con san Giuseppe, Isaia, san Giovanni Battista e Davide; nei pennacchi sono presenti le Virtù cardinali. Qui il programma si intensifica: le figure veterotestamentarie e neotestamentarie raccordano promessa, profezia e compimento, mentre le Virtù stabiliscono un ponte morale e simbolico tra il piano terrestre e quello glorioso. La terza cupola porta a culmine il percorso con Maria incoronata dalla Trinità; nei pennacchi compaiono sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Gregorio e san Leone. La scelta dei dottori della Chiesa rafforza la legittimazione dottrinale della scena culminante e conferisce alla visione finale una forte densità ecclesiologica.
3 – Lettura tecnico-formale
Sul piano formale, gli affreschi mostrano una regia improntata alla chiarezza. Peretti evita l’affollamento indistinto e preferisce nuclei figurativi riconoscibili, con pose ampie ma controllate. L’impianto delle figure è verosimilmente pensato per una visione dal basso: i personaggi tendono a disporsi lungo traiettorie curvilinee che assecondano il profilo dei catini, senza dissolvere la consistenza dei corpi. La pittura mira quindi a una conciliazione fra illusione ascensionale e leggibilità devozionale.
Anche il rapporto fra figura e sfondo sembra impostato su una gerarchia netta. Le zone celesti sostengono l’emersione delle figure, mentre i pennacchi funzionano come spazi di raccordo semantico e visivo. Non si osserva, nelle descrizioni disponibili, un trompe-l’oeil architettonico spinto; prevale invece una spazialità pittorica aperta, costruita per piani e per addensamenti di nuvole, che consente alla composizione di dialogare con la struttura reale della cupola senza entrare in conflitto con essa.
4 – Colore, luce e costruzione del volume
Le fonti descrivono la pittura di Peretti come legata a una cultura tardo-settecentesca con influssi neoclassici. Questo si riflette nella preferenza per un colore funzionale alla distinzione dei piani e delle figure, più che per effetti di pathos cromatico esasperato. La luce tende a modellare con gradualità i corpi e i panneggi, favorendo una percezione di compostezza e solennità. Anche quando il soggetto è glorioso, la scena resta comprensibile e ordinata.
Il recente restauro della navata centrale ha riportato alla leggibilità decine di personaggi anneriti dal tempo. In termini di lettura tecnica, ciò significa recupero delle relazioni tonali, delle cadenze chiaroscurali e della scansione complessiva dei gruppi. In assenza del restauro, il rischio era una percezione appiattita del ciclo; con la riemersione delle cromie e dei contorni, l’impianto di Peretti torna invece a essere percepibile nella sua misura originaria.
5 – Rapporto con l’architettura e funzione liturgic
Le tre cupole non sono semplici supporti ornamentali ma nodi spaziali che marcano il tragitto verso il presbiterio. La sequenza delle immagini produce un incremento di intensità teologica e visiva: dalla comunità dei santi, alla glorificazione della Vergine, fino alla sua incoronazione da parte della Trinità. Questa progressione accompagna simbolicamente il movimento del fedele lungo la navata e innesta la pittura nella funzione liturgica dell’aula.
Dal punto di vista percettivo, il ciclo realizza una continuità tra l’ordine architettonico della collegiata e l’ordine soprannaturale rappresentato. I pennacchi, con Evangelisti, Virtù e Dottori della Chiesa, hanno un ruolo strutturale anche nella lettura: fungono da cardini iconografici che stabilizzano il passaggio tra la massa muraria sottostante e l’apertura celeste dei catini.
6 – Conservazione e restauro
Le notizie rese pubbliche nel marzo 2026 riferiscono che il restauro conservativo della navata centrale ha restituito alla città gli affreschi del 1831, riportando alla luce numerosi personaggi e migliorando sensibilmente la leggibilità del ciclo. La direzione dei lavori è attribuita all’architetto Giampaolo Prola; l’intervento prosegue nelle navate laterali, dove non sono attesi affreschi figurativi ma decorazioni floreali.
I dati oggi disponibili consentono una conclusione importante: la qualità del ciclo perettiano emerge con maggiore evidenza proprio grazie alla restituzione dei rapporti cromatici e della densità narrativa che l’annerimento aveva in parte neutralizzato.
7 – Valutazione artistica
Gli affreschi di Lorenzo Peretti nella Collegiata di Domodossola costituiscono un episodio di notevole rilievo nella pittura sacra dell’Ossola ottocentesca. Il loro interesse risiede non solo nei soggetti rappresentati, ma soprattutto nella capacità di ordinare il discorso figurativo in stretta relazione con l’architettura, con la catechesi visiva e con la devozione mariana. La qualità principale del ciclo è la sua misura: una monumentalità non enfatica, che si affida alla chiarezza compositiva e alla saldezza dottrinale.
Alla luce del restauro, il complesso si conferma come una delle testimonianze più significative dell’attività di Peretti e come un punto nodale per comprendere il ruolo della scuola vigezzina nella decorazione sacra tra Settecento e Ottocento. In un contesto urbano e liturgico ancora vivo, tali affreschi mantengono una duplice funzione: patrimoniale, perché sono parte dell’identità artistica della città; ecclesiale, perché continuano a ordinare visivamente lo spazio del culto.
8 – Fonti essenziali
Piemonte Italia, scheda “Collegiata dei S.S. Gervasio e Protasio”, per i dati generali dell’edificio e l’attribuzione degli affreschi a Lorenzo Peretti.
Sacri Monti, scheda “Collegiata dei Santi Gervaso e Protaso”, per il contesto storico-architettonico e la collocazione delle opere di Peretti.
Voce enciclopedica “Lorenzo Peretti”, per profilo biografico dell’artista e indicazione analitica dei soggetti nelle tre cupole della Collegiata di Domodossola.

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