Sintesi del contenuto del video
Il video introduttivo dedicato alla Passione secondo Matteo, realizzato da Don Marco Pagano, presenta il racconto evangelico come una costruzione teologica finissima, da leggere scena per scena e parola per parola. Una presentazione esterna della serie sottolinea precisamente che le lezioni intendono guidare alla scoperta della “versione” propria di Matteo, distinta dagli altri evangelisti sinottici per lessico, dettagli narrativi e accenti teologici. Non si tratta quindi soltanto di ripercorrere gli eventi dell’ultima cena, del Getsemani, del processo e della crocifissione, ma di cogliere il modo in cui Matteo interpreta tali eventi. [1]
Il primo nucleo messo in rilievo è che la passione non arriva per caso, ma come compimento volontario e lucido del cammino di Gesù. Già all’inizio del capitolo 26 Gesù annuncia che, “fra due giorni”, il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso; l’evangelista intreccia così il calendario pasquale, il disegno divino e la responsabilità storica dei personaggi. [2]
Un secondo nucleo è l’unzione di Betania: il gesto della donna, che sembra sproporzionato agli occhi dei discepoli, viene interpretato da Gesù come anticipazione della sepoltura. Matteo mostra così che il corpo di Gesù è già orientato verso la consegna, e che l’amore contemplativo coglie il senso della sua morte meglio di un attivismo apparentemente più ragionevole. [2]
Il video insiste poi sul carattere drammatico e insieme rivelativo della cena pasquale. In Matteo, il tradimento di Giuda e l’istituzione dell’Eucaristia non sono due episodi separati: mentre l’infedeltà umana si manifesta dall’interno del gruppo dei Dodici, Gesù consegna il pane e il calice come interpretazione salvifica della propria imminente morte. Il male dell’uomo non blocca l’iniziativa di Dio; anzi, è proprio dentro quella notte che Gesù pronuncia la parola decisiva sul proprio sangue. [2][3]
Il Getsemani è letto come il luogo dell’obbedienza filiale. Matteo accentua il contrasto tra la vigilanza mancata dei discepoli e la perseveranza di Gesù nella preghiera. La passione non è dunque semplice violenza subita: è consenso libero alla volontà del Padre, ottenuto attraverso una lotta interiore reale, fatta di tristezza, prostrazione e fedeltà. [2]
Seguono il processo religioso e quello politico, nei quali Matteo moltiplica i segnali dell’innocenza di Gesù: Giuda confessa di aver tradito “sangue innocente”; la moglie di Pilato lo chiama “giusto”; Pilato tenta di sottrarsi lavandosi le mani. L’evangelista costruisce così un paradosso: proprio il sangue dell’Innocente, rifiutato dagli uomini, diventa il sangue che salva. [2][3]
Infine il racconto della croce culmina nei segni cosmici e cultuali: il velo del tempio si squarcia, la terra trema, i sepolcri si aprono, e il centurione riconosce in Gesù il Figlio di Dio. In Matteo la morte di Gesù non è un semplice epilogo tragico; è l’evento che apre l’accesso a Dio, scuote il cosmo e inaugura il tempo nuovo. [2]
La lettura matteana della passione: il sangue e il suo valore salvifico
Il punto decisivo, su cui il video richiama giustamente l’attenzione, è Mt 26,27-28: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati”. Matteo è il sinottico che formula con la maggiore chiarezza il nesso tra il sangue di Gesù e il perdono dei peccati. L’espressione “sangue dell’alleanza” richiama Esodo 24,8, cioè il sangue con cui Mosè sigilla l’alleanza al Sinai; ma qui l’alleanza non è più fondata sul sangue di vittime animali: è il sangue stesso del Figlio che inaugura il rapporto definitivo fra Dio e l’umanità. [4][5][6]
La formula “versato per molti” evoca inoltre la figura del Servo sofferente di Isaia, mentre l’aggiunta “per il perdono dei peccati” è particolarmente rilevante in Matteo, perché lega l’intera passione alla missione annunciata fin dall’infanzia di Gesù: egli avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati. La croce, in questa prospettiva, non è solo martirio o testimonianza morale; è atto efficace di remissione e riconciliazione. [4][5][7]
È importante osservare come Matteo faccia risuonare il tema del sangue in più direzioni lungo il racconto. Da una parte compare il “sangue innocente” di cui Giuda si riconosce colpevole e il “prezzo di sangue” con cui i sacerdoti acquistano il campo del vasaio; dall’altra compare il “sangue dell’alleanza” offerto da Gesù. L’evangelista intreccia così due logiche opposte: il sangue versato dall’ingiustizia umana e il sangue che, proprio perché liberamente offerto da Cristo, diventa principio di perdono. [2][3]
Un altro passaggio teologicamente delicato è Mt 27,25: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”. Questo versetto è stato tragicamente strumentalizzato in senso antigiudaico nella storia cristiana. Tuttavia la lettura teologica interna al Vangelo, specialmente alla luce di Mt 26,28, consente un’altra comprensione: il “sangue” di Gesù non è maledizione da invocare contro qualcuno, ma sangue salvifico che ricade per il perdono. La responsabilità della passione appartiene alla storia universale del peccato umano, non a una colpa etnica. [3][8]
Da questo punto di vista, il video risulta particolarmente fecondo quando legge insieme cena e croce. L’Eucaristia non aggiunge un rito separato alla passione: rende intelligibile la croce dall’interno. Gesù dà il calice prima che il sangue sia materialmente versato, affinché i discepoli sappiano che ciò che accadrà il giorno dopo non sarà un fallimento, bensì il dono consapevole della vita. La croce, a sua volta, verifica la verità del calice: quel sangue promesso alla cena è realmente sparso nella passione. [4][6][9]
Perciò in Matteo il sangue ha un valore insieme cultuale, pasquale, espiatorio e relazionale. È cultuale, perché fonda la nuova alleanza; è pasquale, perché la cena avviene nel contesto della Pasqua; è espiatorio, perché è versato per il perdono dei peccati; è relazionale, perché stabilisce una comunione nuova tra Dio e i discepoli, destinata a compiersi pienamente nel Regno. [2][4][6]
Dall’istituzione dell’Eucaristia al gesto della croce
La densità di Mt 26,26-29 impedisce di separare sacramento e storia. Nel momento in cui Gesù offre il pane e il vino, egli non sta semplicemente lasciando un memoriale affettivo: sta interpretando sacramentalmente la propria morte imminente. San Giovanni Paolo II osserva che nell’Eucaristia è presente il Cristo glorificato, ma proprio in quanto colui che il Venerdì santo ha offerto se stesso sulla croce; perciò le parole sul calice rinviano direttamente al sacrificio della passione. [6]
Benedetto XVI, commentando Mt 26,28, afferma che Gesù manifesta nella cena il “nuovo e perenne patto” nell’effusione del suo sangue e si rivela come il vero Agnello sacrificale che porta la liberazione definitiva. In questa linea, il sangue di Cristo non è un dettaglio devozionale: è il centro dell’auto-interpretazione che Gesù dà della propria morte. [10][11]
Matteo, più di altri, mantiene un forte legame tra questa auto-interpretazione e il tema del perdono. Il sangue non viene menzionato per accentuare il pathos fisico della sofferenza, ma per svelare il significato della sofferenza stessa. La passione non salva perché è dolorosa in quanto tale; salva perché è l’atto obbediente e amoroso con cui il Figlio consegna la propria vita in favore dei molti. [4][5][9]
La croce, allora, non è la smentita dell’Eucaristia ma la sua attuazione storica, mentre l’Eucaristia è la forma sacramentale con cui la Chiesa entra sempre di nuovo nel mistero della croce. Da qui il nesso decisivo fra memoria e presenza: il memoriale eucaristico non ripete materialmente la crocifissione, ma rende presente il suo frutto salvifico. [6][9][11]
Collegamento con la Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach
La Matthäus-Passion BWV 244 mette in musica i capitoli 26 e 27 di Matteo nella traduzione di Lutero, intrecciandoli con corali e testi poetici di Picander. Non è dunque una semplice colonna sonora della passione, ma una meditazione ecclesiale sul racconto matteano. [12][13]
Il legame con i temi del video è fortissimo già dal coro iniziale: “Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen … Sehet ihn … als wie ein Lamm … Holz zum Kreuze selber tragen”, mentre il corale sovrapposto invoca l’“Agnello di Dio, innocente, immolato sul legno della croce”. Qui Bach concentra in forma musicale tre idee decisive: il Cristo-sposo, il Cristo-agnello e il Cristo che porta il legno della croce per la colpa del mondo. L’ascoltatore viene subito collocato nello spazio teologico della redenzione, non soltanto nella cronaca del supplizio. [13][14][15]
Anche il racconto dell’ultima cena riceve in Bach un rilievo particolare, perché il testo evangelico entra nella trama dell’oratorio come parola viva del Signore. La tradizione interpretativa della Matthäus-Passion rileva che le arie e i corali non interrompono il Vangelo, ma ne esplicitano il senso spirituale, aiutando la comunità credente a interiorizzare la relazione fra colpa, misericordia e sacrificio redentore. [12][13]
Il tema del sangue salvifico non appare in Bach come realismo cruento, bensì come profondità affettiva e teologica. L’intera opera è attraversata dal motivo dell’Agnello innocente che porta il peccato del mondo; per questo il dolore non resta chiuso nella dimensione psicologica del lutto, ma diventa preghiera penitenziale e contemplazione del dono. [14][15]
In particolare, il grande coro iniziale e i corali della comunità funzionano quasi come una ricezione musicale di Mt 26,28 e dell’intera logica matteana della passione: la Chiesa riconosce che quel sangue è “per noi”, che quella croce grava “sulle nostre colpe” e che la salvezza passa attraverso l’innocenza del Cristo immolato. L’opera di Bach trasforma dunque il racconto in partecipazione spirituale. [13][14]
Si può aggiungere che la Matthäus-Passion accentua musicalmente anche il nesso fra colpa e misericordia. Pagine come “Erbarme dich” non trattano direttamente il sangue eucaristico, ma mostrano l’effetto interiore della passione sul credente: il pianto di Pietro diventa la voce della Chiesa peccatrice che, davanti al Cristo innocente, non può salvarsi da sé ma solo implorare misericordia. In questo senso Bach prolunga artisticamente la teologia di Matteo: il sangue dell’Innocente salva proprio chi ne ha causato la passione con il proprio peccato. [12][16]
I Padri della Chiesa e i grandi dottori medievali
Giovanni Crisostomo, commentando Mt 26,27-28, sottolinea che Gesù chiama il calice “sangue della nuova alleanza” e ne indica la causa: la remissione dei peccati. Per Crisostomo Cristo non parla soltanto del fatto imminente della morte, ma del suo significato: il nuovo patto è sigillato dal sangue che toglie i peccati. La passione viene così letta come fondazione della legge nuova e come atto che libera l’uomo dalla colpa. [17]
Sant’Agostino, pur non commentando sempre in modo continuativo il testo di Matteo come Crisostomo, insiste ripetutamente sul fatto che i credenti sono stati “comprati” o redenti dal sangue prezioso di Cristo. In lui il linguaggio del sangue non è mai meramente materiale: indica il prezzo dell’amore divino, la medicina dell’uomo ferito e il principio di una nuova appartenenza a Cristo. [18]
Sant’Ambrogio e l’antica tradizione eucaristica occidentale hanno letto il calice come partecipazione reale al sangue redentore del Signore; questa prospettiva è ripresa anche dal magistero successivo quando collega il sangue dell’alleanza al sacrificio eucaristico “in remissione dei peccati”. In tal modo la cena non è mai disgiunta dal Golgota. [9][19]
Tommaso d’Aquino, sia nel Commento a Matteo sia nella Summa Theologiae, interpreta Mt 26,28 come testo decisivo per comprendere l’Eucaristia quale sacramento e sacrificio. Egli nota che il sangue di Cristo è versato “per molti” e “per la remissione dei peccati”, e precisa che questo sacramento possiede in modo singolare il carattere sacrificale: non soltanto comunica grazia, ma rende presente l’offerta redentrice di Cristo. [20][21]
Nella linea della Catena Aurea e della grande tradizione medievale, il racconto della passione secondo Matteo è perciò letto come convergenza di figure veterotestamentarie: l’agnello pasquale, il sangue dell’alleanza al Sinai, il Servo sofferente, il giusto perseguitato. Il centro non è la crudeltà del supplizio, ma l’unità tra amore, obbedienza e redenzione. [17][20][21]
La chiave del video, ripresa e approfondita dalle fonti, consiste nel leggere la passione di Matteo come rivelazione del senso della morte di Gesù. La parola pronunciata sul calice all’ultima cena interpreta in anticipo il Calvario: il sangue che sarà versato è sangue di alleanza, sangue per molti, sangue per il perdono dei peccati. [4][6]
In questo quadro, la croce non è un incidente che l’Eucaristia addolcisce, ma l’evento che l’Eucaristia svela e rende presente. Matteo organizza il racconto in modo che il lettore riconosca contemporaneamente l’innocenza del Crocifisso, la gravità del peccato umano e la sproporzione della misericordia divina. [2][3][4]
Bach, a sua volta, trasforma questa teologia in esperienza musicale: l’Agnello innocente porta il legno della croce “per nostra colpa”, e l’assemblea credente risponde con compunzione, adorazione e domanda di misericordia. I Padri e i medievali, infine, mostrano la continuità della tradizione cristiana nel leggere questi versetti come cuore del mistero pasquale ed eucaristico. [13][15][17][21]
Fonti essenziali
[1] Daniele Salamone, “La ‘Passione secondo Matteo’: la versione ‘originale’”, S-Word / schirone.it, pagina di presentazione della serie di don Gianmario Pagano.
[2] Testo di Matteo 26-27 in traduzione CEI/NAB/USCCB e BibleGateway; in particolare Mt 26,1-29 e Mt 27,1-54.Caarlo Teruzzi
[3] “Passione secondo Matteo – Lectio divina”, tuhaiparoledivitaeterna.it, 2 aprile 2023.
[4] USCCB, Matthew 26:28; BibleGateway, Matthew 26:28; Vatican archive, testo biblico di Mt 26,28.
[5] BibleOdyssey, “Jeremiah’s New Covenant and the New Testament”; “Last Supper”.
[6] Giovanni Paolo II, Udienza generale, 11 ottobre 2000; Udienza generale, 25 ottobre 2000; Udienza generale, 8 aprile 1998; Ecclesia de Eucharistia, Vaticano.
[7] M.J. Nel, “The persuasive function of the blood of Jesus in Matthew 26:28”, Hervormde Teologiese Studies / scielo.org.za, 2024.
[8] Nota esegetica su Mt 27,25 e ricezione del passo: fonti bibliche e storiche concordi nel segnalare la successiva strumentalizzazione antigiudaica del versetto.
[9] Catholic Encyclopedia, “Sacrifice of the Mass”, New Advent.
[10] Benedetto XVI, Verbum Domini, n. 11; Sacramentum Caritatis; Angelus 5 luglio 2009.
[11] Compendium of the Catechism of the Catholic Church, sezioni sull’istituzione dell’Eucaristia.
[12] Netherlands Bach Society, scheda BWV 244: “St Matthew Passion – Bach”.
[13] Flaminio Online, “Bach – Matthäus-Passion – testo” e guida all’opera.
[14] Tufts University Chaplaincy, “A Listening Guide to J.S. Bach’s St. Matthew Passion”.
[15] Forum Musica Sacra, “The Chorales of Bach’s St. Matthew Passion”.
[16] Earth & Altar, “Erbarme dich: The Temptation of Peter in Bach’s St. Matthew Passion”.
[17] Giovanni Crisostomo, Homily 82 on Matthew, New Advent.
[18] Agostino, Tractates on the Gospel of John e altri passi sulla redenzione nel sangue di Cristo, New Advent.
[19] Tradizione liturgica latina e fonti magisteriali sull’Eucaristia come sacrificio redentore.
[20] Tommaso d’Aquino, Commento a Matteo 26-27, aquinas.cc (Matt.C26.L1; Matt.C27.L2).
[21] Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae III, q.79, a.6; III, q.47, New Advent / aquinas.cc.
Lascia un commento