Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te che vuoi fatti e non parole”. (Sant'Agostiino, Lettera 117 a Dioscoro)

La cattedrale di Chartres

La cattedrale di Chartres non è soltanto uno dei più alti esempi dell’arte gotica europea: essa è, prima di tutto, la testimonianza viva della fede, dell’intelligenza e del desiderio di un popolo che, attraverso la materia, ha cercato di rendere visibile l’invisibile.
La mostra «La cattedrale di Chartres. Dall’homo faber all’homo viator: un capomastro e un pellegrino raccontano l’infinito del finito» nasce con l’intento di accompagnare il visitatore dentro questa esperienza originaria, restituendo la cattedrale non come semplice monumento storico, ma come evento umano, artistico e spirituale ancora capace di parlare al presente.
Il percorso espositivo si articola come un racconto dialogico. Due figure simboliche guidano l’itinerario: da un lato il capomastro costruttore, uomo dell’opera e del sapere tecnico, che incarna l’homo faber; dall’altro il pellegrino, figura del cammino, della ricerca e dell’attesa, espressione dell’homo viator. Ispirate all’Annuncio a Maria di Paul Claudel, queste due voci permettono di tenere insieme il cantiere e il pellegrinaggio, la fatica quotidiana della costruzione e lo slancio del cuore verso l’eterno.
Il cuore concettuale della mostra è rappresentato da nove sezioni centrali, presentate secondo la modalità di una vera e propria Art Gallery digitale. Ciascuna sezione è concepita come uno spazio di contemplazione e approfondimento, nel quale immagini ad alta definizione, testi, contributi multimediali e narrazione dialogica concorrono a restituire un aspetto essenziale della cattedrale di Chartres.
Il percorso prende avvio dalla sezione «E prima di noi», dedicata alle origini del luogo sacro e alla lunga continuità di fede che precede l’opera gotica; prosegue con «Il velo di Maria», incentrata sulla reliquia mariana attorno alla quale la cattedrale è stata edificata. La terza sezione, dedicata alla tecnica costruttiva, introduce il visitatore nel mondo dei saperi, delle arti e dei mestieri che hanno reso possibile il cantiere.
La quarta sezione, «Il primo gotico», mette in luce l’innovazione architettonica e il passaggio dal romanico al gotico, mentre «Materia e luce» accompagna alla scoperta della straordinaria teologia della luce espressa dalle vetrate. Con «Un libro di pietra» il visitatore è condotto a leggere il programma scultoreo della cattedrale come una profezia dell’Incarnazione, scolpita nella materia.
Seguono «Il labirinto», simbolo del pellegrinaggio e del cammino interiore; «Il Portale Reale», interpretato come una vera e propria Biblia pauperum scolpita; e infine «Uno scrigno», dedicata all’interno della cattedrale, alle navate, alle cappelle e al coro, intesi come custodia di un tesoro spirituale e comunitario.
Queste nove sezioni costituiscono il nucleo portante dell’esperienza espositiva e sono pensate per favorire un processo di identificazione personale del visitatore, chiamato a riconoscersi parte di un’opera corale che unisce fede, arte, tecnica e vita comunitaria.
A questo percorso centrale si affianca un’esperienza espositiva più ampia e articolata, pensata per coinvolgere il visitatore sul piano sensoriale, emotivo e meditativo.
L’ingresso alla mostra è affidato a una prima esperienza fortemente immersiva: un video introduttivo in formato 4K, concepito per introdurre il visitatore, in modo immediato e avvolgente, nello spazio, nella luce e nel significato della cattedrale di Chartres.


Il fulcro dell’intero percorso, denominato “La Belle verrières: tra vetrate e rosoni, la bellezza come presenza” è costituito da nove gigantografie dedicate alle più celebri vetrate della cattedrale e corredate da supporti in realtà aumentata. Attraverso immagini ad altissima definizione e contenuti multimediali, il visitatore è invitato a sostare davanti a una bellezza che si fa presenza. Le vetrate sono accompagnate da meditazioni tratte da «La Tapisserie de Notre-Dame» di Charles Péguy, lette da attori e integrate da brevi testi esplicativi volti a favorire la comprensione della teologia della luce e della Biblia pauperum che esse rappresentano.


La mostra è inoltre arricchita da due modellini LEGO: il primo dedicato alla cattedrale di Notre-Dame de Paris, punto di partenza del pellegrinaggio compiuto da Charles Péguy; il secondo, composto da 29.580 mattoncini, rappresenta una cattedrale ideale capace di rendere visibile il passaggio dal romanico alle innovazioni costruttive del gotico.
Un ulteriore elemento esperienziale è rappresentato dal gioco del labirinto, proposto in diverse varianti per bambini e adulti, che invita a ripercorrere simbolicamente il cammino della cattedrale attraverso una dinamica di squadra.
Il percorso è completato da postazioni immersive per la visita virtuale degli spazi più significativi della cattedrale e da una serie di chine originali dedicate ai principali elementi costruttivi dell’edificio.
La realizzazione del percorso espositivo, promosso dal Farti Museum in collaborazione con il Liceo Artistico del Rosmini International Campus, ha visto il coinvolgimento diretto degli studenti, che hanno partecipato attivamente alle diverse fasi di progettazione e realizzazione. Agli stessi studenti sarà affidata anche l’attività di conduzione delle visite guidate rivolte alle scolaresche, in una chiara prospettiva di didattica esperienziale. Questo aspetto rappresenta uno dei principali punti di forza del progetto: la capacità di coniugare un prodotto di alto livello artistico e culturale con una forte valenza educativa e formativa.
L’idea di fare del bello e della bellezza uno strumento privilegiato di comunicazione, capace di parlare un linguaggio universale e di intercettare in profondità, soprattutto nei giovani, i valori fondamentali dell’esperienza umana e spirituale, costituisce infatti uno degli intenti prioritari dell’intera iniziativa.
L’evento espositivo sarà preceduto da una serata inaugurale, concepita come un primo momento esperienziale e performativo. In questa occasione verranno presentati, in forma di live, alcuni momenti significativi dell’esposizione e, in particolare, il nucleo centrale intitolato «la Belle Verrières. Tra rosoni e vetrate: La bellezza come presenza». Durante la serata inaugurale saranno proposti frammenti delle meditazioni di Charles Péguy, alternati a brani musicali eseguiti all’organo e a interventi vocali affidati a un coro polifonico.
In questo modo, la mostra si propone come un’esperienza integrale, nella quale parola, immagine, materia, suono e luce concorrono a restituire Chartres come spazio di incontro tra il finito e l’infinito, tra il lavoro dell’uomo e la presenza di Dio.

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